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Visualizzazione dei post da ottobre, 2009

Romina Oprandi, l'audace volo di una tortorella ferita

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La guardavi palleggiare durante il riscaldamento, cappellino al contrario calato in testa, pantaloncini e piercing sul labbro. E proprio non capivi cosa centrasse quella curiosa ragazzotta con il tennis. L'incontro cominciava, e la buffa e pesante sagoma bionda si tramutava in aggraziata e leggiadra tortorella volteggiante. Il campo diveniva un prato stracolmo si fiorellini delicati, che lei coglieva con dolcezza inebriante. Come per divertito miracolo degli dei, il grottesco elefantino d'improvviso prendeva a fluttuare come una piuma, leggera e leziosa, accarezzata e condotta da vento propizio. Il dipinto di un anacronistico mistero, inspiegabile agli occhi umani. Romina Oprandi, incurante di tutto, inscenava la sua opera burlesca, fatta di tagli, ricami e smorzate improvvise. L'apice della sua storia da raccontare si ha nel 2006, durante gli Internazionali d'Italia di Roma. Non le ci volle molto per trascinare il pubblico del Foro, a tratti chiassoso e maleducato, ...

Master tennis degli svitati. (S)Gasquet, dalla cocaina al cocomero

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Fine stragione, tempi di Master. Quasi fossero peste bubbonica, non guarderò nemmeno un'istantanea sgranata di un Kuznetsova-Azarenka, o Davydenko-Roddick. Ma i sorteggi degli ultimi tornei, come pilotati da mano magica, hanno aperto uno spiraglio inaspettato per i vari picassi di tutto il mondo. Una specie di Master ristretto degli svitati. Protagonisti di un godereccio gironcino all'italiana, due che il Master non lo giocheranno più nella vita, ed uno che invece non lo giocharà mai. Già in terra asiatica si erano avuti i primi due confronti: Safin-Petzschner 6-2 3-6 6-1 , e Gasquet-Petzschner 6-3 6-2 . Di cui ho narrato abbondantemente (forse). Due parole (di numero) le merita il pittore naif tedesco. Dopo il suicidio increscioso agli Us Open contro Ferrero, non vince più una partita, che sia una. A Vienna, dove pure lo scorso anno, complici congiunture astrali irripetibili, aveva vinto il torneo partendo dalle qualificazioni, da forfait. Infortunio, si dice. Probabile indi...

Storie di talenti dimenticati. Youzhny, Baghdatis, Malisse, Young, Schiavone

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Una settimana che svela storie di talenti, infortuni, promesse, carriere sprecate, come lagate da un invisibile file rouge. Ci rifletto e ne scrivo, dopo una fugace, ma avvincente lettura dello scontro politico in atto (a suon di battone, escort, marchette e trans a pagamento). Il talento schizoide di Mikhail Youzhny viene fuori all'improvviso a Mosca, nel gelo del suo torneo di casa. L'autoflagellante russo dalle mascelle abnormi, come per magia, tira fuori dal suo cilindro di trucchi e parrucchi, quel rovescio antico, melodioso e incantatore, col quale potrebbe stordire ed affettare quasi tutti, oppure cuocere, salare e pepare un ovetto alla coque. Trionfa e rimane un mistero buffo, come un simile personaggio non sia costantemente tra i primi dieci al mondo. Forse perchè è semi infermo di mente. Tra le ghiacciate lande del nord della Svezia, rifiorisce d'incanto, il talento stroncato di Marcos Baghdatis (foto), cipriota dal sangue caldo. Dopo la finale dell'Aust...

Safin, il vecchio Milan, Wozniacki. Surreali storie di postumi recalcitranti e giovani bamboline benefattrici

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Ci sone giornate rivestite di una coltre di insana irrazionalità. Sottile ed inaspettata. L'ennesima, forse penultima puntata della via crucis di un campione artista, all'ultima danza. L'ultimo cristallino rigurgito di un uomo annoiato, da almeno un paio d'anni epitetato da più parti “pustumo ancora in vita”. Definizione calzante, che non tiene conto di sussulti imprevedibili, quasi spasmi involontari. Nella recente tournè asiatica, Marat Safin aveva fornito chiari segni, se non di motivazioni, almeno della volontà di lasciare con qualche bella partita, lampi di inutili dimostrazioni. In linea con la sua ancor recente e schizoide carriera. Tra commemorazioni di presentatori con gli occhi a mandorla, premiazioni, targhe e regali. Un addio prolungato e celebrato all'infinito, ed inevitabilmente svilito. Un ottimo rosso invecchiato e annacquato. Scene francamente un po' patetiche, col gigante che li guardava come fossero tutti matti. Forse anche per una certa g...

Masters 1000 Shanghai. Davydenko, l'alba dei morti viventi

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Un torneo di una bruttezza avvilente. Tra assenze dei migliori, modestissime esibizioni degli altri, giunture scricchiolanti, infortuni reali e patetiche sceneggiate degne di teatri di terz'ordine. Ogni mattina, tra le 7,30 e le 8,15, ho sfidato polmoni intonsi di nicotina e rigurgiti di caffè, col raccapriccio che montava subdolo, sotto pelle. Gli unici due eroi reduci dall'intera visione di Djokovic-Simon e Djokovic-Davydenko, sono attualmente sotto osservazione in un neurodeliri, dopo aver avvistato la beata vergine Maria che gli preannunciava una gravidanza gemellare. Certo, l'abnegazione, il sacrificio, la corsa, i muscoli, l'allenamento. Son tennisti che meritano rispetto, diamine. Chi lo ha stabilito cos'è il talento? Non è soltanto la capacità di accarezzare una pallina. E poi altre fregnacce gratuite, per giustificare la propria intima bruttezza e mancanza di talento. I mediocri fanno quei discorsi. Già me li vedo gli amanti del tennis pedatorio e arrotato,...

Djokovic, il trionfo del nulla

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Scusandomi per il vil plagio di una raffinata boutade presidenziale, Novak Djokovic , più simpatico che bravo, vince il torneo di Pechino. Il serbo si dimostra solido e costante, un autentico giocatore di vertice. Quando Federer riposa, Murray lecca le ferite, Nadal è ridotto ai minimi termini, Connors si ostina a non voler rientrare a 57anni, e Del Potro paga un'infiacchimento da festeggiamenti e da Yanina (uhuhuh...deve avere un guizzo niente male, Yanina ), nei tornei di livello inferiore c'è sempre lui, Novak Djokovic. Se volete, “medioman” o “cosa brutta”. Anche perchè gli altri, Verdasco, Soderling o Cilic, pagano un inspiegabile timore riverenziale verso il dittatorello dalla scucchia volitiva, e l'abnorme testone spinoso. Proprio Marin Cilic , viene abbattuto dal serbo nella finale. Il croato, che pure aveva piallato con classe e pazienza i miseri resti di Nadal, si disperde. Marin da Medjugorie, ha un bel talento per il tennis, gioca meglio del serbo, è più gradevo...

La zampata di Marat, l'angoscia di Gasquet

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Gian Giacomo Bartezaghi, assai avvezzo a vivere d'espedienti e scommesse in deprimenti sale gioco, ieri, col palinsesto in mano, m'aveva dato una dritta precisa: “Due set a zero Gonzalez su Safin, due set a zero Simon su Youzhny. Su queste due non si può proprio sbagliare.”. A Pechino, Marat Safin entra in campo tutto di nero, accolto dal tripudio strepitate della folla. Delle giovinette imbracciano un enorme cartellone: “Marat, we believe in you.”. Se ci credono loro. Il gigante russo comincia come una sfiammeggiante supernova abbagliante. Senza paura, timori e paturnie. Con l'espressione rilassata, tira dritto per dritto per la sua strada. Voglia il cielo, che qualcuno conosca quale. Sembra persino correre bene. Sul 2-2, salva una palla break con un miracoloso recupero, uscendo vincitore da uno scambio infinito. L'idea pazza che abbia voglia di giocare, che si sia svegliato bene, è nitidissima. Travestita dalla solita illusione degli stolti. Ultimamente ci ha abit...

I tormenti della fragil serbiatta lagrimante

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L'avevamo lasciata con gli occhi lucidi, al primo turno di New York. Sconfitta da Kateryna Bondarenko, dopo un tiebreak giocato da semi-lobotomizzata isterica. Seguirono strazianti dichiarazioni, proprio non riusciva a trovare un motivo alla disfatta. Con l'espressione piccata da decennale regina incontrastata del tennis, non si capacitava di una stagione orribile, proprio lei, Ana Ivanovic from Serbia, anni 22 da compiere. Mica Steffi Graf o Martina Navratilova a trent'anni. Si costerna, s'indigna con se stessa. E' convinta di essere la più forte di tutte. Sta lì l'inganno. Anche io pensavo di scrivere meglio di Hemingway e giocare meglio di Mecir. Poi qualcuno deve pur ricondurti alla realtà. A dire il vero, i chiari segni di un torpore psichico in fase di avanzata degenerazione, li avevo notati in un incontro dell'Australian Open. La reginetta spocchiosa, partorì 56 formidabili “ajde”, annesso gladiatorio gesto di guerra. Niente di trascendentale per i...