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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

MASTERS 1000 MONTECARLO, JANNIK SINNER PIGLIATUTTO - PAGELLE MINIMAL

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Si chiude tra refoli di vento bizzoso, il tradizionale torneo d'apertura della stagione sul rosso a Montecarlo. Nel consueto e artefatto scenario di ricchezza nauseabonda, non sono mancati spunti d'interesse, un paio di match interessanti e la finale più attesa, coi due indiscussi mattatori a giocarsi tutto. Jannik Sinner 9 . Torneo quasi perfetto, quarto 1000 di fila, cedendo un solo set. Si riprende con merito il numero uno strappandolo di persona ad Alcaraz sul suo terreno preferito, in una finale senza storia, in parte deludente e rovinata dal vento. Poco da dire, il Sinner da terra, meno missili terra aria e più palle corte e colpi meno piatti, funziona alla grande. Tra le solite critiche degli odiatori e idolatrie demenziali degli influencer (assistere a un suo match leggendo quello che alcune sue fan badanti di ogni età scrivono sui social, è un'esperienza che va vissuta almeno una volta nella vita. È quasi paragonabile al pre morte. Si va dal "Oddio c'è ven...

DANIIL MEDVEDEV, ELOGIO DELLA FOLLIA (MA ANCHE MENO)

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Un po' me ne vergogno e nei vari simposi culturali a cui presiedo (sovente tavolate in trattoria o traccannando birra Peroni alla cantina) tendo a nasconderlo, ma qui non ho mai fatto mistero dell'inquietante attrattiva che Daniil Medvedev suscita alla mia amigdala stordita dalla vinaccia.  Non credo che questa strana patologia sia dovuta solo a quel settembre 2021 quando, immolandosi come un Santo, ci evitò la soluzione finale, ma a qualcosa di più  insondabile: è l'antieroe di cui avevamo bisogno. Il Superman sghembo che ripara alle ingiustizie del mondo e va a sfracellarsi contro un grattacielo, smoccolando insulti irripetibili. Oppure sarà perché "amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme", fatto sta che l'o rrore mi attrare quasi al pari della bellezza. Se poi il tutto è condito da quel pizzico di follia surreale e alla frantumazione di ogni credenza sulla balistica del g...

MARCO TRUNGELLITI. VITA, INFERNO E MIRACOLI

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  Scordatevi Federer, Djokovic, Nadal e le mirabolanti storie di fenomeni capaci di stare per oltre un ventennio al vertice, vincere titoli, rincorrere record, assecondare sponsor biliardari. L'impresa eccezionale è essere normale (cit.). È straordinario anche rimanere per gli stessi anni, con invidiabile costanza, a combattere nelle retrovie, perennemente sospesi tra il numero 150 e il 250. A remare, sbuffare, guadagnare il necessario per viaggiare in Nuova Caledonia, Bangalore o in culo al mondo, a tirare altri colpi e mangiare la terra. Questa è la storia di Marco Trungelliti, che andrebbe raccontata in un romanzo (se qualcuno glielo riferisce, mi offro: faccio il ghost writer per poco, a richiesta anche scrivendo male). Una vicenda unica, utile a capire cos'è il tennis dei normali, dei poveri diavoli consapevoli che uno slam non lo vinceranno mai, ma che lottano in modo furibondo solo per accedervi e garantirsi un altro giro di giostra infernale.  Trungelliti, riccioli bio...