L'AUSTRALIAN OPEN, TIRANDO LE SOMME ALLA NOIA
Foto di Andrew Campbell, Licenza Creative Commons CC-BY-2.0 Si potrebbe scrivere un racconto o elegia dello sbadiglio compulsivo, su questa edizione dell'Australian Open. Unico picco d'estrosità lo regala l'istrionico funambolo Andreas Seppi. Sobrio e dalla schiena dritta come un nipotino di Mattarella. E questo dà la cifra del tutto. Novak Djokovic 4,5/8. La paternità fa riaffiorare l'indole da scucchiato guitto vincitore delle cimice d'oro a Cannes. Teatrali scenette, interpretazione da malato immaginario credibile quanto una Arcuri senza tette, con gli occhi e la scucchia da Aigor. Inguardabile, intifabile. Però si conferma il più forte di tutti, se non c'è nessuno (o quasi). Come Lendl costruì è bravo nel migliorarsi e costruirsi anno dopo anno. E proprio come il robot ceco iniziò il suo regno quando Borg smise, Connors era vecchio, Mac depresso e Becker/Edberg incompleti, lui emerge con Federer e Nadal incapaci di esprimere i picchi t...