L'AUSTRALIAN OPEN DELLA NOIA: PAGELLE BARZOTTE
Si potrebbe scrivere un racconto o elegia dello sbadiglio compulsivo, su questo Australian Open. Unico picco d'estrosità lo regala l'istrionico funambolo Andreas Seppi. Sobrio e dalla schiena dritta come un nipotino di Mattarella. E questo dà la cifra del tutto. Novak Djokovic 4,5. La paternità fa riaffiorare l'indole da scucchiato guitto vincitore delle cimice d'oro a Cannes. Teatrali scenette, interpretazione da malato immaginario credibile quanto una Arcuri senza tette, con gli occhi e la scucchia da Aigor. Inguardabile, intifabile. Però si conferma il più forte di tutti, se non c'è nessuno (o quasi). Lendl costruì il suo regno quando Borg smise, Connors era vecchio, Mac depresso e Becker/Edberg incompleti. Lui emerge con Federer e Nadal incapaci di esprimere i picchi tecnici o fisici del passato e gli altri sono immaturi. Neanche un'invasione accende la finale. Brutta anche quella. Almeno fosse una streaker sise al vento. Dopo tr...