RAFAEL NADAL, L’EPOPEA DEL LAZZARO CAUDILLO
C ome Lazzari svegliati d’incanto dal mortale sonno, Cristi che si fermano in sperdute Eboli sudamericane o semplici viaggiatori stanchi in sosta sul ciglio della strada per pisciare, fate voi. La sostanza è che Rafa Nadal è tornato. Come nulla fosse. Otto mesi di stop, tra misteriosi infortuni di cui trapelavano nebulose e frammentarie notizie stile oltre cortina negli anni ’70. T utto fa brodo e contribuisce a creare attorno a Nadal supposizioni e fantasiose immagini, come per gli esseri mitologici. Metà uomini e metà mostruose creature innaturali. La realtà sotto i miserabili occhi degli umani è altra. Lo spagnolo s’è rialzato, con veemenza e ferocia clamorosamente antica. Tritura un Federer ciancicato e vacanziero, punisce col solito piglio da giustiziere il tradizionale allocco surgelato Berdych, trionfa in finale spuntandola di rimonta sullo stanco Del Potro. Non male per un lungodegente reduce da otto mesi d’infernale-infermità, e un infortunio così grave da metterne...