OSCAR DEL TENNIS 2010 – Storie di paura, follia e sublime arte del suicidio
Richard Gasquet. Il cavaliere senza testa (magari). La stagione del riscatto dopo quella del lascivo bacio al sapor di gaglioffa cocaina. Certo, ero fiducioso assai. Una convinzione estrema. Del resto sono credo ancora che Marat vincerà un altro slam, se solo si allena una mezz’oretta al giorno. Che i Pink Floyd si riuniranno per un megaconcerto a Barcellona Pozzo di Gotto. E che Franco Baresi vincerà il pallone d’oro, un giorno o l’altro. Uscito indenne da quell’episodio degno di un film dei Vanzina, il giovin tennista minimalista poteva finalmente esprimere il suo cristallino talento castrato, liberando il braccio d’oro dalle oscure forze del male. Giocare senza quella testa irrecuperabilmente prigioniera del niente, in sintesi. Ne ero proprio convinto. Cosa sarebbe il mondo senza una accecata fiducia nelle utopie? Niente. Richard avrebbe potuto giocare sciolto, con la demente aureola del miracolato, liberato da catene che ne imprigionano il cervello. Stecchire con due sbluffate d...