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Visualizzazione dei post da febbraio, 2010

Omaggio a Jelena Jankovic

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Numero uno senza slam. Jelena Jankovic sale agli onori delle cronache tennistiche cinque anni fa, grazie a discreti risultati. Poi è una inarrestabile escalation, che la vede issarsi tra le prime al mondo, fino al momento più alto, nel 2008. Le bastano due semifinali ed una finale di slam, per essere incoronata dal computer come numero uno al mondo. Senza aver vinto uno slam, ma per bizzarre regole alfa numeriche, che ne premiano l'estrema regolarità. Jelena non fa altro che sfruttare il momento di crisi del tennis femminile. Laddove le sorellone Williams si degnano di giocare al massimo dove più le aggrada, Justin Henin si scoccia di tirar palline, e le russe urlanti, più forti di lei, non riescono a dare continuità ai loro risultati. Quando appenderà la racchetta al chiodo (inutile sperare avvenga a breve), potrà raccontare ai nipotini di essere stata per qualche mese la numero uno del tennis mondiale, dimostrando l'arretratezza medioevale dei processori della nostra gene...

Master Dubai, cadono i semidei

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Lo scenario del torneo negli Emirati Arabi, si presenta simile ad un campo di guerra. Tra defezioni, infortuni, scarsa condizione e sconfitte dei migliori A Dubai si sta giocando un bel Master 500, preludio per i più importanti impegni di Indian Wells e Miami. Assenti i lungodegenti Nadal e Del Potro, e i malconci dell'ultimo momento come Federer, l'alone da “clinica della mutua” colpisce anche chi si è presentato negli Emirati. “Nosferatu” Davydenko, reduce da cinque mesi giocati a livelli disumani, inizia a mostrare qualche crepa, ritornando simil Klaus Kinski 86enne. Cede a causa di un problema al polso (azzardo, artrite senile) dopo aver perso il primo set con Michael Berrer, rudimentale tedescone che Pistolesi sta accompagnando a discreti livelli. Potrebbe voler dire qualcosa per il nostro Bolelli, forse no. Sicuramente i destini dell'Atp non dipendono da quello. Murray alternativo. Ma l'autentica moria della vacche del torneo arabo, non s'è arrestata, inve...

Xavier Malisse, ed il talento gettato via

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Foto di Carine06, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 La carriera di Xavier Malisse, può riassumersi in una pazza edizione di Wimbledon 2002. Tra eliminazioni eccellenti e continui scrosci di pioggia, emerge un giovane belga col codino, fino ad allora circondato dalle voci più disparate. Da predestinato purosangue, a scansafatiche mondano, fino ai dettagli della bizzarra liaison con Jennifer Capiriati. Chignon da samurai e talento purissimo che scorre nel braccio, quel ragazzino belga si fece strada nel tabellone. A suon di sfuriate a fior di pelle, stilettate radenti e passanti virtuosi, impallina come due tordi, gli erbivori Greg Rusedski e Richard Krajcek. E si presenta in semifinale, tronfio, supponente e consapevole della sua classe. Uno squilibrio mentale latente, che tiene ogni suo match in bilico sul filo della pazzia autolesionista. Forse il più autentico dei figliocci del Maestro John McEnroe. La grande occasione. Le premesse per l'esplosione di un nuovo protagonis...

BORDERLINE KOELLERER

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Per gli annali ed i semplici appassionati del tennis, Daniel Koellerer è soltanto un modesto giocatore austriaco. Ma è forse il più famoso dei tennisti di basso livello. Perché i suoi match assumono contorni inquietanti. Ogni match di Daniel Koellerer è uno spettacolo nello spettacolo. Qualcosa che fa la felicità di sociologi e strizzacervelli. Lo studiano da anni, correndo il rischio di ritrovarsi tutti quanti in semicerchio nel giardino di un ospedale per menti disagiate, mano nella mano, che si ciucciano il pollice con gli occhi sbarrati, ed un imbuto in testa. Perché il fenomeno Koellerer non ha nulla di spiegabile. O forse è talmente facile farlo da non perderci tempo. Folle artista dell'antisportività. Faccia inquietante, barbetta posticcia, sguardo da killer seriale, sempre accigliato e spaventoso. Ritrovarselo di fronte in piena notte, non deve essere una bella sensazione. Con gli anni, “crazy Dani”, come lo chiamano nell'ambiente, s'è costruito la fama di gio...

PICASSO IN THE MEMPHIS

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C'erano ottimi presagi ancestrali. Visto il personaggio occorre sempre consultarli. Da una sommaria lettura del tabellone, balza alla mente un ipotetico accoppiamento da urlo afono. Uno di quelli da mancare solo per motivi di famiglia, o nel caso di facile impressionabilità: Verdasco-Petzschner, in un eventuale quarto di finale. Eventuale, appunto. “Vuoi che il pittore mascherato da imbianchino, ci arrivi? Che vinca due partite, cioè? Mica glielo hanno spiegato che bisogna fare i quindici per vincere, a quello là.”. Sottolinea con una beffarda ironia, il Bartezaghi. Ben sa che io seguo la foca monaca teutonica da quando era numero 300 e rotti, e giammai vorrebbe vederlo tra i primi. Sarebbe la prova lampante che capisco di tennis più di Napoleone (il mio gatto, un certosino). Le buffe vicende della vita, vogliono che ad arrivarci sia solo Petzschner. Con quella sua bella faccia da cliente di un centro di igiene mentale e l'accollata maglietta della salute, zompetta nel suo ...

I DOLORI DEL GIOVANE GASQUET

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La crisi dell'ex bambino prodigio e talentuoso predestinato al trono. Angosce caratteriali ed avvenimenti extra sportivi, sembrano averne definitivamente spento la stella. Sarà per le sua vaga somiglianza con una trota lessa, o per chissà quale motivo, ma a Napoleone (il mio gatto) Gasquet piace davvero tanto. E quando lo vede sullo schermo, il suo su e giù con la testa, è assai più convinto e deciso. Per carità, anche io apprezzo parecchio il transalpino. Benché l'amore-odio sia oramai divenuto irreversibile sentimento dominante. Il primo turno dell'ultimo Australian Open, lo metteva di fronte a Mikhail Youzhny. I due più bei rovesci classici a confronto. Una mente potenzialmente criminale opposta ad un proverbiale senza attributi. Il pazzo contro il codardo. Non riuscendo a parteggiare apertamente per nessuno dei due, mi consolai pensando che almeno uno avrebbe passato il turno, rimanendo evenienza remota, che entrambi si uccidessero a braccetto. Il match volò magnific...

JOHN MCENROE, 51 ANNI DA GENIO

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Auguri ad uno dei più grandi, geniali e discussi personaggi del tennis moderno. Dal campo alla cabina di commento, sempre onnipresente ed iperbolico protagonista. Tra una stordente carezza ed un volgare improperio . Boccoli rossicci o ingrigiti ciuffi ribelli. Diciassette anni, come cinquantuno, sempre con negli occhi quell'aria luciferina da arruffato geniaccio mascalzone. Ribelle al di là del volgare ed umano scorrere degli anni. Amato ed odiato. Adorato e detestato. Venerato quasi fosse un semidio pagano, ed insultato come l'ultimo degli irriverenti ladroni. Spesso le due cose messe assieme, nell'arco di qualche secondo. Quelli che andavano dalla solita sceneggiata furente, ad una volè stoppata. Un ricamo che moriva lento dall'altra parte, pieno di grazia finale. Vince sette slam, sedici compresi i doppi. Quando ancora il doppio aveva un senso. E molti di più ne avrebbe vinti, se a quei tempi l'Australian Open non fosse snobbato come un challenger di infima c...

UNA VITA DA DOPPISTA

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Analisi di una specialità nobile, oramai in via d'estinzione. Rifugio ben retribuito per mestieranti, attempati professionisti, e top player vogliosi d'allenamento supplementare. Assistere ad un doppio, a metà tra l'esperienza mistica e l'insano gesto. Il sole picchiava duro e a strapiombo sulle teste di un centinaio di ignari eroi. Eccitati all'idea di non perdersi nemmeno uno scambio della prima semifinale di singolare. E, nell'inesperienza più assoluta, con l'intima speranza di galanti chiacchiericci mondani, magari acchiappando qualche "safinette" in esubero o respinta per lieve difetto fisico. Niente di tutto quello, i dritti temporeggiavano altrove sorseggiando costosi cocktail. Solo un drappello di inconsapevoli temerari. E sul campo quattro signorotti a darsi da fare in un doppio rattoppato. Furbescamente piazzato dagli organizzatori, prima delle attesissime semifinali di singolo. Come un antipasto di cicorie accompagnate da gazzosa sga...

BOLELLI, CRISI INFINITA

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Mentre Berrer, tedesco preso in cura da Pistolesi raggiunge la finale di Zagabria, il tennista di Budrio inanella l'ennesima sconcertante sconfitta.  Al peggio non c'è mai fine. Per conferme, chiedere a Simone Bolelli, sprofondato al 110.mo posto nel ranking Atp. Tra l'America, Rotterdam e Ponte di legno. Era in tabellone a San Josè. No, poi ha preferito evitarsi una assai faticosa trasferta transoceanica, iscrivendosi a Rotterdam. Vuoi mettere gli americani? Anche a lui darà fastidio quella loro insopportabile mania di strafogarsi hot-dog sugli spalti e friggere le persone sulla sedia elettrica. Meglio la vecchia Europa ed un viaggio meno stressante. Ma in Olanda Bolelli non aveva la classifica per entrare. Bel problema, per l'ispettore Clusoe. A Bergamo si gioca un importante torneo challenger. Gli organizzatori tendono una mano nel momento del bisogno, offrendogli una wild card per il tabellone principale. Marcos Baghdatis, cipriota che pure ha giocato una finale ...

FED CUP, PAGELLE SEMISERIE SULLA VITTORIOSA TRASFERTA ITALIANA IN UCRAINA

Garanzia Pennetta, Schiavone si risveglia in tempo, Alona Bondarenko Dott. Jekyll e Mrs Hyde. "Sagra delle porchetta" Rai tv. Pennetta: 7,5. La brindisina di Spagna viene fuori d'esperienza. Riconduce a miti consigli la più giovane e trucida delle sorellone d'Ucraina, Kateryna. Doma alla distanza la più esperta e completa Alona. Brava soprattutto ad arginare le sfuriate scalpitanti dell'isterica avversaria, con calma e sagacia tattica. Ha oramai raggiunto una grande maturità tecnica e tattica. Contro avversarie meno quotate, si può puntare su di lei ad occhi chiusi. Perché raramente è soggetta ad amnesie e distrazioni. Francesca Schiavone: 6. Disarmante prestazione all'esordio, vittima impotente di Alona Bondarenko. Vuota e fallosa, lontana parente della lottatrice ammirata in altre occasioni. Proprio non riesce ad iniziare il suo match. La trentenne "leonessa" rischia di complicare un confronto che sulla carta si preannunciava abbastanza agevol...

FED CUP, SI SALVANO ITALIA E SERBIA. FRANCIA SULL'ORLO DEL TRACOLLO

Panoramica sui primi turni del world group di Federations Cup. Ucraina-Italia, ci salva Flavia . Inizia in un clima da sagra paesana bolscevica. Tra nani, ballerine e i componenti della locale banda municipale che intonano accattivanti motivetti, con imbalsamate espressioni da simil Shevchenko avviliti. Forse condizionata da simile clima carnascialesco, esordio titubante di Francesca Schiavone, che proprio non riesce ad iniziare la partita. Fatica ad arginare le ordinate accelerazioni di Alona Bondarenko. Il solerte cronista prende a costernarsi, anticipando gli eventi: "Eh, il sorteggio non è stato certo benevolo...". Certo, avessimo trovato le Isole Far Oer o l'Eritrea cui spezzare le reni con ardimentosa fierezza, saremmo stati più sereni. Alona, una specie di Kournikova dopo un frontale con un tir, tira dritto per diritto, scolastica ma efficace nel colpire discreti anticipi di rovescio. Non fa nente di straordinario. Ma è una che per batterla, devi giocare bene. S...

RITORNI IMPOSSIBILI

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Dal trionfale rientro di Kim Clijsters e Justine Henin, ai mesti tentativi di Moya e Philippoussis, fino ai tentennamenti di Nalbandian. E' così diverso ritornare? Donne alla facile riconquista dello scettro. Kim Clijsters dopo un paio di stagioni dedicate al suo putto boccoluto, è tornata con prepotenza. Subito vincente nello slam d'esordio, a New York. Mica il torneo rionale di Mendrisio. A Justine Henin, leziosa ex regina con le sembianze di fata turchina, è invece mancato l'ultimo guizzo "spennellante". Ma senza ruggini derivanti dal volontario esilio di 18 mesi, trascorsi a dibattersi tra matrimoni, divorzi e coltura delle giunchiglie selvatiche. Persino la mitologica nippo Kimiko Date, sulla soglia delle quaranta primavere, torna dopo tredici anni e riavvista in un baleno le prime cinquanta al mondo. L'irrisoria facilità con cui Kim&Justine sono immediatamente tornate al vertice, suscita interrogativi, mascherati da risposte evidenti. L'in...

AUSTRALIAN OPEN 2010. PAGELLE. CHI SALE E CHI SCENDE

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Uomini Roger Federer: 9. (Il dieci, non si da mai). Il tiranno elvetico, al culmine della feroce monarchia. Elegante, sinuoso, vincente. Ingiocabile. I record, sono un'altra storia. Freddi numeri che abbelliscono e completano l'opera d'arte. Ventirè semifinali consecutive. Sedici slam vinti. Può piacere o meno. Si può transigere o protestare, sulle svogliate comparsate in altri tornei, considerati alla stregua di amatoriali sfide parrochiali. Ma se i risultati negli slam sono questi, ha sempre ragione lui. Non sbaglia praticamente nulla. Vagamente assopito, solo nel match d'esordio contro Andreev, con cui avrebbe perso solo se dal cielo fossero piovute meteoriti di melassa. Poi, lascia sfogare e manda in cortocircuito, la playstation4 Davydenko. Argina con algida ferocia, il ciclone disordinato di Tsonga. Completa l'opera, rimandando nella cesta, le bizzose velleità di Andy Murray. E non da nemmeno l'impressione di sentirsi satollo di vittorie e trofei. Andy ...