SEPPI, LO ZAR DI TUTTE LE RUSSIE
Un plumbeo meriggio d’inizio autunno, in compagnia di Andreas Seppi. Ad allietare quel greve desiderio di suicidio. Non si può dire che il nostro eroe scelga luoghi banali, per i suoi romanzi noir camuffati da finali Atp. Tra le cornacchie svolazzanti della piovosa Cornovalia al raggelante tramonto, o un fumoso cinema di Belgrado che richiama una ballata gitana di Kusturica e pesci volanti. Stavolta tocca a Mosca, sulla Piazza Rossa. Nella prestigiosa Kremlin Cup, schivata accuratamente da tennisti di livello per sinistre ragioni, mausolei, carrarmati o nomenklature. Anche russi come Misha Youzhny, dirottano saggia mente su Stoccolma. Questione di fauna femminile, migliore accoglienza negli alberghi o magari per quel brivido d’illecito che nella bizzarra Svezia vuole la prostituzione come affare illegale (Gulbis in questura, docet), sulle strade ed in parlamento. O solo per una maggior tradizione, che rimanda a Lendl, Connors, McEnroe. Chi può dirlo. Sta di fatto che ...