LA SCONFITTA DI DJOKOVIC AGLI US OPEN: L'UOMO CHE NON VOLEVA ARRENDERSI ALL'ETA'
Tonfo inatteso, nella prima giornata degli Us Open: Novak Djokovic crolla sotto gli agricoli colpi di Navone, ma prima ancora sotto il peso dei 39 anni, anche se dichiarati sono 22.
L'occasione di chiudere da Goat
Già ebbi modo di scrivere come Novak Djokovic avesse la grande opportunità di superare Nadal e Federer. E non solo nel numero di titoli, record e fantasticherie varie, ma nel modo di uscire di scena. Perché anche uscire di scena alla grande, ha il suo perché. Rispetto alla divinità elvetica, anche per via della pandemia, mestamente uscita di scena in un doppio contro due trucidi yankee in un match di esibizione, e il caudillo iberico impresentabile controfigura, battuto da un panda olandese in una Davis monca per la generazione alfa. Avrebbe potuto uscire di scena alla sua maniera, con quello spirito da indomito patriota: vincitore dell'oro olimpico per la sua Serbia. In una Parigi romantica. Dopo una battaglia di tre ore, a 37 anni e contro il ventenne numero uno al mondo. Quale scenario migliore?
L'ossessione del 25° Slam
E invece no, orgoglioso e testardo, il serbo ha continuato, malgrado fosse chiaro che i due nuovi fenomeni ventenni avessero preso il largo. Convinto fino all'ossessione compulsiva di poter vincere lo slam numero 25. Dio solo sa perché il record di 24 che lo incorona più grande di sempre (stando ai numeri) non gli basti.
E vicino a vincerlo ci va. È competitivo, riesce ancora ad arrivare nelle battute finali dei major, aspettando un'occasione. Che non arriva mai. Batte quasi tutti, perché un quarantenne fenomeno può battere un buon venticinquenne. Ma contro due giovani straordinari, non può mai, tranne casi particolari. Perde da Alcaraz e Sinner, ed ogni volta è colpa ostentata di un infortunio, un malanno, qualcosa che non va nel fisico. Non della vecchiaia, l'usura di oltre vent'anni in cui ha spinto il fisico, pur straordinario, al massimo. Gli infortuni e gli acciacchi ci sono, ma perché Djokovic, udite-udite, è vecchio. E i vecchi hanno gli acciacchi. Non possono fare quello che facevano a vent'anni. Parlando dell'unica materia che conosco: se oggi prendo una sbronza, il mio fisico ne risente più di quando avevo vent'anni. Insomma, invecchia Djokovic, come gli umani. Malgrado le diete folli, la maniacale cura del suo corpo, le stanze-bara iperbariche e tutto il resto.
Da giovane malato immaginario a vecchio malato immaginario
Quanto accaduto nella notte italiana, non mi è stato possibile vederlo. Ma le immagini in differita mi lasciano una straziante sensazione di fastidio mista ad angoscia. Nole si trascina, va avanti due set a uno, poi crolla. Torna l'ennesima puntata dell'infortunio spalla-braccio-ginocchio in stile Don Lurio. Fino al vomito, che non guasta mai, l'occhio pallato e sguardo assente. Per un attimo mi vengono alla mente le immagini di un Djokovic ventenne in Australia, tra medical time out e infortuni immaginari, bacchettato da Marat Safin. Ecco, Djokovic sta chiudendo una carriera straordinaria allo stesso modo di come era iniziata: da giovin malato immaginario a vecchio malato immaginario inconsapevole d'esser vecchio.
Il pubblico prova a trascinarlo in modo commovente, ma niente. Il serbo cede di schianto. A completare il dramma, la spiritata moglie che pare stia assistendo a una scena di guerra, i giovani invasati figli delusi, lui che li guarda e piange. Nessuno che gli gridi: anche meno Nole, anche meno, è solo sport. Stupido tennis, non una guerra. Ecco, e anche qui mi viene un altro paralleĺo. Non si può dire che il campione serbo non sia coerente: ha interpretato il tennis come una guerra santa per anni, quando vinceva. Ora che è al declino, la vive come fosse la resa finale del gladiatore. Una tragica, esagerata, teatrale, sceneggiata serbo-napoletana.
Se possibile, ancora più triste, la conferenza stampa. "Devo capire cosa è successo, qualcosa non va...". Si Interroga, incredulo, da cosa mai possa derivare questo calo. Sembra di ascoltare un vetiduenne srupito che il suo fisico non regga. E nessun giornalista che gli dica: Nole, ma 'o sai, o non lo sai? (Cit.). Ok, hai un fisico straordinario, forse il migliore della storia di questo sport, ma c'hai 39 anni. È una cosa normale invecchiare e perdere le partite.
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