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IVAN LENDL, L'ORIGINE DEL MALE

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Sarò breve, conciso e circonciso come Doni Gesualdi da Scasazza: finale di stagione tennistico frizzante quanto un film francese sul suicidio di un pianista sordocieco che suona per due ore le inebrianti melodie di Allevi, impreziosito dal cambio al vertice Atp. Murray scalza Djokovic e diventa il ventiseiesimo numero uno al mondo.  Su Twitter arriva anche l'investitura di Sua Immortalità Augusta Federer, quindi la vicenda assume i connotati dell'ufficialità.  Ci sta, cosa vi aspettavate? Che Miloslav Mecir a 52 anni tornasse a giocare battendo Djokovic? Che sbucasse dal nulla un sedicenne volleatore di Cinisello, mix tra Pat Cash e Gianluca Pozzi? No, è tutto in linea con l'attuale quadro di degrado soporifero, meno divertente di un documentario sull'accoppiamento delle  locuste afgane. Tempo fa mi divertì molto invece leggere sui social uno di questi pomposi (molto convinti) letterati della pallina, cianciare di Murray come il Ringo Starr dei Fab Fou...

STAN WAWRINKA IL CASTIGAMATTI, RE DI FLUSHING MEADOWS

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Foto di si.robi, Licenza Creative Commos CC-BY-SA 2.0 Torneo strano, imprevedibile, zeppo di risultati sorprendenti. Nel maschile Wawrinka si conferma bestia nera di Djokovic. Ta le donne trionfo della Kerber, con epocale passaggio di consegne al numero uno. Uomini Stan Wawrinka 8. Terzo slam, al culmine della solita cavalcata, fatta di battaglie vibranti e virulente. Mediocre fino al patetico negli altri tornei, negli slam i suoi bruofoli si accendono di una gladiatoria rabbia primordiale. Si esalta nella lotta, arrivando nelle fasi finali del torneo (finalmente) tirato a lucido e motivato. Sotto gli occhi commossi e a cuoricino della fidanzatina ninfetta Donna Vekic, un amore stile film di Moccia (amore 14), abbatte ancora Djokovic, per una semplice ragione, forse due. Rispetto alle consuete vittime rassegnate del numero uno, lui ha carattere per non farsi intimidire. Non è condizionato da sceneggiate, pianti, medical time out tattici e ha colpi (tali, tanti e con...

US OPEN 2016 ORFANI DI SUA DIVINITA' FEDERER

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Foto di si.robi, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 Prima settimana dell'Us Open alle spalle, tra rimpianti, sbadigli, orridi muggiti, equilibrio apparente e rari slanci di divertimento. Manca Roger Federer, in un'anticipazione di quello che potrà essere dopo il suo ritiro. Pur senza essere il favorito, la sua assenza ha paradossalmente mischiato le carte creando una situazione di abulica incertezza. Potere dell'ultraterreno. Manca soprattutto uno dei pochi spunti d'interesse delle ultime stagioni: riuscirà il Divino a piazzare una inattesa, immacolata, ultima stoccata di giustezza? Un plastico colpo di coda in sospensione mentre percuote un dritto in veemente leggerezza? Qualcuno l'ha avvistato, di bianco, sulle rive dell'Hudson intento a moltiplicare  pani e pesci. Altri giurano di averlo sentito impartire un Urbi et Orbi ai fedeli affranti, dalla finestra di Piazza San Pietro. I più credibili l'hanno visto ammazzare a suon di feroci sciab...

SANTA KAROLINA PLISKOVA, CONTESSINA DRACULA DI VALACCHIA

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Foto di Robbiesaurus, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 Impegnato nella raccolta dei fichi e a seguire il pirotecnico finale di Rio 2016 con un Lucchetta gigantesco, straripante, al commento del volley (il vero vincitore dell'Olimpiade, controlli antidoping permettendo), non mi ero reso conto del tremendo pericolo. Tremendissimo. Da ghiacciare il sangue ai polsi: Angelique Briegel Kerber, mascella volitiva, gamboni da terzinaccio tedesco e bel volto austero da giavellottista della Ddr del '72, vincendo a Cincinnati sarebbe diventata la nuova numero uno al mondo. Più di un incubo. L'anno zero, anzi sottozero, della Wta. Ci ha, fortunatamente, messo una pezza Karolina Pliskova, diventando immortale eroina (nel senso che pare fatta, di eroina) della Wta. Dopo Puig a Rio, altra asfaltatura selvaggia, nella finale di Cincinnati: a suon di mazzate ignoranti, la leggiadra morticella di Cechia ha letteralmente ribaltatato la potenziale numero uno tedesca. Sa...

RIO 2016, IL TENNIS OLIMPICO TRA PATRIOTTISMO E DEFEZIONI

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Foto di Chaterine Salaün, Licenza Creative Commons, CC-BY-SA 2.0 Lagrime inconsolabili di Novak Djokovic sbattuto come un polpo sullo scoglio da un monumentale Del Potro . Il pistolero argentino, diventato eroe a cinque cerchi abbattendo a suon di fucilate di dritto anche Nadal e il resto della ciurma. Niente può, stremato, in finale contro Murray  (sempre più macchina Lendl style) malgrado il ribollente centrale brasiliano diventato "La bombonera".  Bis storico dello scozzese, argento al gigante di Tandil (vien da chiedere, candidamente retorici, cosa sarebbe di lui senza tre anni di infortuni che tuttora lo costringono a giocare "senza rovescio"). Bronzo a Nishikori che beffa Nadal versione acchiappo tutto io (singolo, doppio, misto e due senza), ma stringe solo l'oro in doppio con Marc Lopez . La proverbiale imprevedibilità Wta, unita al torneo olimpico sui generis, genera un risultato che va oltre la sorpresa, con sprazzi di patriottica fiaba d...

L'OLIMPIADE DELLA RACCHETTA, AL VIA RIO 2016

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Si accende la fiamma di Olimpia a Rio. Pronti-via, si parte col tennis. Leviamoci il callo. Poi ci si concentrerà sul tiro con l'arco, tiro alla fune, canoa/kayak. Sarà colpa della calura agostana, ma mi è venuta una sottile metafora per descrivere il tennis alle Olimpiadi: è come se Bobo Vieri, dopo migliaia di modelle a Formentera, decida di andare nella spiaggetta libera di Cozze con due signore locali (col rischio che gli venga l'epatite per via delle cozze crude). Meno ciance, a molti dei tennisti poco gliene cale dello spirito olimpico. È cambiato poco rispetto a Londra 2012. Pochi mostrano entusiasmo, alcuni per un bizzarro spirito patriottico, altri (quelli scarsi) eccitati dall'infantile idea  di poter incontrare un campione del basket o del calcio cui chiedere un autografo corroborato da selfie esibito sui social. Campo di partecipanti impoverito a causa della paura per il virus zika, attentati terroristici e infortuni, più o meno veri o diplomatici...

LORENZI E FOGNINI, SUCCESSI DA SPIAGGIA

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Foto di sirobi, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 3.0 Si sono appena spenti gli echi della pallida sconfitta italiana contro una poco più che modesta Argentina in Davis, quand'ecco due acuti minori nell'estate di un tennis in vacanza: Lorenzi e Fognini azzannano i titoli di Kitzbuhel e Umago.  Ben due anni e mezzo senza titoli, la piccola Italia del tennis, prima dei due fuochi d'artificio da sagra paesana nell'afoso luglio degli spiaggianti, quando gli altri sono in ferie post Wimbledon e in attesa della tournè americana. Tennisti che più diversi non si può, quasi agli antipodi, Fabio e Paolo. Talento stegolato, pazzo, dai colpi geniali il ligure, umile operaio della racchetta privo di colpi, men che meno appariscenti, il senese. Così si legge e si scrive, in modo sommario e faciloneria aggratis. Cazzata parziale, o verità incompleta, fate vobis. Bisognerebbe partire dalle origini con la fatale domanda: cos'è il talento? Per poi addentrarci nella filo...