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IL FUTURO DELL'ITALTENNIS FEMMINILE E Il BUFFO CASO GIORGI

"Un bravo politico pensa alle future elezioni, uno statista alle future generazioni", non ricordo chi lo disse, forse De Gasperi, Vito Crimi o Di Maio. Calza a pennello comunque per quanto accade nella gestione del tennis italiano. Ok, dirà il saggio: "che minchia c'entra questo vaniloquio su statisti e politici in quello che è un autentico califfato?". E avrebbe ragione. A porre sordidi dubbi sul futuro del tennis tricolore dopo la sbornia di successi in Fed Cup bastonando nazioni che (sciocche) pensavano al futuro schierando giovinette, ed estemporanee fiammate negli slam di Pennetta e Schiavone, si rischiava il linciaggio. Scomunica papal binaghesca inflitta da severi (non meno che comicamente pedanti) gerarchi a suon di piccatissime mail di protesta nelle redazioni di siti per cui scrivevo da ubriaco (senza averli mai letti, causa raccapriccio), carcere da scontare nelle segrete federali, frustati ogni giorno, vittime di severe pe...

SUA DIVINITA' IMMORTALE ROGER FEDERER

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Era scritto nelle stelle, in qualche remota galassia o buco di culo metafisico, finisse così. Immaginate che non siano mai esistiti anni di Federer-Nadal, vittorie, sconfitte, nemesi tennistiche, tragicomiche faide tra pretoriani iberici e monarchici elvetici, arzigogoli tecnici, fantascientifiche disquisizioni balistiche, squinternati teoremi filosofici basati sull'inoppugnabile nulla che è una partita di tennis, deliri di improvvisati psicologi volti a spiegarci l'imponderabile.  Dimenticate tutto. Prendete una pillola che azzera la memoria e proiettatevi sulla Rod Laver Arena durante la finale di cui ignorate anche il punteggio. Basta godere di un vibrante scambio che racchiude la rara sintesi, film muto della loro rivalità. Scambio a tutto campo, stoccate pulite che suonano come note tzigane da una parte e riff metal, mostruosamente arrotati, dall'altra. Federer schiocca dritti in sospensione, l'esuberante toro iberico sbuffa e arpiona un incrocio di dife...

IL TENNIS, UNO SPORT PER VECCHI

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Facendo le piccole e medie abluzioni mattutine, mi è venuto un flash. Una ponderosa, non meno che puntigliosa, riflessione antropo-fisic-socio-psico-tennistica. L''Australian Open 2017 potrebbe regalarci due finali tra gli stessi protagonisti degli ultimi 15 anni tennistici (forse venti): Federer-Nadal e Serena-Venus, manco fossimo nel 2006. Forse non accadrà, perché tante, troppe, sono le variabili, agguerritissimi gli avversari, ma solo la possibilità che accada mi porta ad un'altra constatazione. Anzi, due: La prima è che il tennis ormai è uno sport per vecchi. Basta vedere l'età degli otto semifinalisti dei due tabelloni. Tra le donne Venus ha 36 anni, Serena 35, la sorprendente Lucic-Baroni (in semifinale dopo 14 anni e mille traversie fisiche e umane in primis) 34, con l'unica infiltrata, la giovanottona yankee Vandeweghe. Tra gli uomini, Sua Divinità Eterna Federer ha compiuto 35 anni, Wawrinka 31, Nadal va per i 31 e, anche qui, unica eccezione qu...

AUSTRALIAN OPEN 2017 - PARZIALE BILANCIO DOPO LA PRIMA SETTIMANA

Australian Open al giro di boa dopo un'infuocata settimana piena di match tirati, sorprese e (a tratti) bel giuoco. Tra gli uomini, fuori Djokovic, i favoriti sono tutti nella parte alta. In basso solo Cesare Ragazzi Nadal. Analizzo la griglia dei due tabelloni, appena delineatasi Uomini Murray-M.Zverev. Il numero uno più anonimo dai bui tempi di JC Ferrero verso lo scontato titolo, contro il più debole, vecchio e leggero, dei fratelli Zverev (per me il più bravo e divertente, ma è un altro conto). Prevedo massacro scozzese, col delizioso Mischa, rinvigorito dalla vicinanza al giovane fratello, strenuamente impegnato nel portare il match ai 30 giochi. Over 27,5 giochi può entrare. Federer-Nishikori . Ottavo che vale una semifinale. Nella solluccherosa lezione inflitta a Berdych, il vecchio Roger ha fatto provare antiche erezioni anche agli angeli asessuati. Ormai è così, occorre prendere tutto ciò che viene, sperando sia in quelle giornate in cui può perdere da pochi che somi...

IVAN LENDL, L'ORIGINE DEL MALE

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Sarò breve, conciso e circonciso come Doni Gesualdi da Scasazza: finale di stagione tennistico frizzante quanto un film francese sul suicidio di un pianista sordocieco che suona per due ore le inebrianti melodie di Allevi, impreziosito dal cambio al vertice Atp. Murray scalza Djokovic e diventa il ventiseiesimo numero uno al mondo.  Su Twitter arriva anche l'investitura di Sua Immortalità Augusta Federer, quindi la vicenda assume i connotati dell'ufficialità.  Ci sta, cosa vi aspettavate? Che Miloslav Mecir a 52 anni tornasse a giocare battendo Djokovic? Che sbucasse dal nulla un sedicenne volleatore di Cinisello, mix tra Pat Cash e Gianluca Pozzi? No, è tutto in linea con l'attuale quadro di degrado soporifero, meno divertente di un documentario sull'accoppiamento delle  locuste afgane. Tempo fa mi divertì molto invece leggere sui social uno di questi pomposi (molto convinti) letterati della pallina, cianciare di Murray come il Ringo Starr dei Fab Fou...

STAN WAWRINKA IL CASTIGAMATTI, RE DI FLUSHING MEADOWS

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Foto di si.robi, Licenza Creative Commos CC-BY-SA 2.0 Torneo strano, imprevedibile, zeppo di risultati sorprendenti. Nel maschile Wawrinka si conferma bestia nera di Djokovic. Ta le donne trionfo della Kerber, con epocale passaggio di consegne al numero uno. Uomini Stan Wawrinka 8. Terzo slam, al culmine della solita cavalcata, fatta di battaglie vibranti e virulente. Mediocre fino al patetico negli altri tornei, negli slam i suoi bruofoli si accendono di una gladiatoria rabbia primordiale. Si esalta nella lotta, arrivando nelle fasi finali del torneo (finalmente) tirato a lucido e motivato. Sotto gli occhi commossi e a cuoricino della fidanzatina ninfetta Donna Vekic, un amore stile film di Moccia (amore 14), abbatte ancora Djokovic, per una semplice ragione, forse due. Rispetto alle consuete vittime rassegnate del numero uno, lui ha carattere per non farsi intimidire. Non è condizionato da sceneggiate, pianti, medical time out tattici e ha colpi (tali, tanti e con...

US OPEN 2016 ORFANI DI SUA DIVINITA' FEDERER

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Foto di si.robi, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 Prima settimana dell'Us Open alle spalle, tra rimpianti, sbadigli, orridi muggiti, equilibrio apparente e rari slanci di divertimento. Manca Roger Federer, in un'anticipazione di quello che potrà essere dopo il suo ritiro. Pur senza essere il favorito, la sua assenza ha paradossalmente mischiato le carte creando una situazione di abulica incertezza. Potere dell'ultraterreno. Manca soprattutto uno dei pochi spunti d'interesse delle ultime stagioni: riuscirà il Divino a piazzare una inattesa, immacolata, ultima stoccata di giustezza? Un plastico colpo di coda in sospensione mentre percuote un dritto in veemente leggerezza? Qualcuno l'ha avvistato, di bianco, sulle rive dell'Hudson intento a moltiplicare  pani e pesci. Altri giurano di averlo sentito impartire un Urbi et Orbi ai fedeli affranti, dalla finestra di Piazza San Pietro. I più credibili l'hanno visto ammazzare a suon di feroci sciab...