DJOKOVIC VUOLE SALVARE IL TENNIS: SET A 4 E NIENTE VANTAGGI






Il tennis vive un momento di grosso tormento. Molti tennisti sono infortunati. La metà dei top ten vivono in infermeria, lungodegenti, con le ossa rotte. Val la pena ricordare i casi Alcaraz, Musetti, Rune, Draper, Fritz. Ma lo stesso dominatore Sinner, che ogni tanto sviene, bianco come un cencio, adesso ha un ginocchio ballerino. Malleoli rotti, tendini lesionati, schiene a pezzi, polsi lacerati, rotule e legamenti che saltano. La conseguenza è che, questa settimana, nel 1000 canadese, tra infortunati e gente che preferisce preventivamente stare fermo per non rischiare infortuni, si ha un campo partecipanti da 250 basso, si quelli che in estate vincevano Seppi e Fognini.

Esperti, scienziati, anatomopatologi e food blogger s'interrogano, scossi. Molti, i più illuminati, cercano soluzioni senza capire il problema. Sta lì il genio. “Si gioca troppo!”, squilla uno, seguito a ruota dagli altri. Il che è anche vero. Ma poi pensi che, gli stessi giocatori esausti e con ossa dolenti, vanno a giocare miliardarie esibizioni extra tra i cammelli. E bastarebbe un attento studio di 2 minuti per capire come anche negli anni passati si giocasse tanto. È sufficiente vedere negli anni 70, 80, 90, 00, le stagioni dei vari Connors, Lendl, Edberg, Sampras, McEnroe, Federer. Giocavano addirittura più partite degli attuali top player. E non di poco.
Quindi, lo capirebbe anche una cicoriella selvatica appassita, il problema non è QUANTO si gioca, ma COME si gioca. Altrimenti si finisce per fare come quel tale che, a fronte dei numerosi morti sulle autostrade, crede di risolvere il problema mettendo le targhe alterne, così ne schiattano la metà. Invece di agire sulle velocità delle auto, sul manto stradale scivoloso o dissestato, basta mettere meno auto in circolo e tutto si risolve. 
Così nel tennis, anziché agire su superfici, palline, racchette e materiali che, per sollazzare il pubblico con battaglie cruente e alimentare il mito dei tre tenori che cannibalizzavano tutto scannandosi per ore, rendendo tutto più estremo, si pensa a diminuire i tornei. Invece di agire sul progresso folle che ha consentito colpi innaturali, rotazioni non ortodosse lacera tendini e muscoli, laddove prima era fisicamente impossibile, pensano si risolva tutto abbassando il numero di partite. Bene così. Col tempo, il tennis è diventato meno naturale e più estremo. Normale ci siano più infortuni, è una conseguenza naturale. Forse l’unica cosa naturale rimasta in questo sport.

Va bene, presa per buona questa considerazione da boomer, quale sarebbe la soluzione? Vuoi mica tornare indietro, bloccando il progresso? E perché no? Magari non quelle ante guerra del 1912, ma trovare un giusto compromesso. È solo tennis, sport, riportare il tennis a racchette e palline che agevolino colpi meno estremi e più naturali, non è utopico. Non parliamo mica di questioni irreversibili come il riscaldamento climatico, tornare al biroccio invece che all’auto elettrica, all’epoca pre computer, al grammofono invece che spotify. 

Poi all’improvviso, mentre si annaspa in pieno marasma, arriva lui, fiero e impettito, al secolo Novak Nole Djokovic il Goat in persona personalmente (cit.). Ho immaginato una scena sublime: appare in vestaglia, appena uscito dalla bara ibernante della vita eterna, dove vive 18 ore al giorno per tornare giovane. Il ragazzo ha quasi 40 anni ma, tranne due o tre impuniti scavezzacollo, batte ancora tutti, arrivando a un passo dallo slam numero 25. Quel maledetto. Serra la volitiva mascella e, con espressione contrita e addolorata, fa: la situazione è grave assai. Non si può continuare così. Occorre sedersi attorno a un tavolo (lui, Djokovic, Nole e Djoker, coi due figli e la moglie). È un uomo saggio, che non ha paura ad esporsi. Già lo fece proponendo un’associazione tennistica nuova e alternativa all’Atp, in modo assolutamente disinteressato. Neanche stavolta si smentisce ed espone la sua soluzione ad ogni male. A lui piace. Eccola: gli incontri non dovrebbero durare più di due ore. Basterebbe portare il set a 4 invece che a 6, e abolire i vantaggi. 
Silenzio agghiacciato dell’uditorio. Poi parte qualche timido applauso. Evviva Nole, campione esemplare, che vuole salvare il tennis. E lo farebbe senza riceverne benefici, perché sia chiaro, lui che ha costruito una carriera e vinto caterve di slam sfinendo avversari con battaglie di 5 o 6 ore, adesso, alla soglia dei 40, si è reso conto che non va più bene quella roba lì. Ogni cosa ha il suo tempo, perdiana. 

Secondo me non ha fatto in tempo a completare il quadro della illuminata riforma, che immagino prevederebbe anche soste più lunghe, una mezz’ora di pausa tra un set e l’altro, riempite da disco music e pubblico danzante in campo, rutilanti gare di ballo in cui ello furoreggerà assieme a Sabalenka, spettacoli circensi di Kyrgios mangia fuoco che accende scorregge, gare di rutti tra ex glorie del tennis (Azarenka, Baghdatis e Kuznetsova), McEnroe che ripete “you cannot be serious” facendo ridere assai gli astanti.
Insomma, è una soluzione che andrebbe vagliata attentamente. Salverebbe le giunture dei tennisti giovani e spericolati e porterebbe molti più spettatori della generazione tikketokke, la cui mente iperattiva si stanca presto.

Non è certamente “ad personam”, come qualche rancoroso fa notare. Anzi, va contro i suoi interessi, perché con queste regole Nadal e Federer potrebbero fare un pensierino a tornare in gara. Forse anche l'ultra 70enne Jimbo a Flushing Meadows e Rod Laver, che una sgambata a Wimbledon la proverebbe.
Peccato solo che qualcuno non gli chieda di risolvere il problema del riscaldamento globale, perché in 2 minuti troverebbe la soluzione: aumentiamo i condizionatori, no? Io poi quando fa caldo ho la villa al mare. 
Unanimi applausi per il coraggio di Djokovic, che si conferma campione in campo e fuori. Mica come quegli smunti tennisti attuali, attenti a non esporsi. Perché Zverev non propone di abolire i colpi vincenti e Sinner di giocare sempre sotto i 25 gradi e al coperto? Anche Alcaraz potrebbe chiedere la regola delle 50 smorzate obbligatorie a set. Tomic di giocare tutti dopo aver bevuto 6 pinte di birra, Bublik di fare le volée col manico, Fokina di decidere il vincitore a testa o croce. Non lo fanno perché non hanno personalità, ovvio. Quella ce l’hai o non ce l’hai, e Nole ce l’ha. 
Unica voce fuori dal coro, quella di Cicciobello Fonseca che, forse senza pensare troppo, si lascia scappare: Eh, Nole dice così perché sta invecchiando. Silenzio. Imbarazzo. Il giovin inesperto, il giorno dopo, col doppio mento tremolante, fa marcia indietro: stavo scherzandooooo. Ok. Anche perché, Nole avrebbe la risposta pronta, con la faccia seriosa: io ne sarei avvantaggiato, perché sono vecchio? Ma se ho compiuto 22 anni il mese scorso…



Commenti

Post popolari in questo blog

TOP 10 WTA. LE DIECI TENNISTE PIU’ SEXY AL MONDO (TRE ANNI DOPO)

LE TENNISTE PIÙ BRAVE E SEXY IN ATTIVITÀ

JEEG-DJOKOVIC ROBOT D'ACCIAIO