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RAFAEL NADAL, L’EPOPEA DEL LAZZARO CAUDILLO

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Foto di Saimad, Wikimedia Commons, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 C ome Lazzari svegliati d’incanto dal mortale sonno, Cristi che si fermano in sperdute Eboli sudamericane o semplici viaggiatori stanchi in sosta sul ciglio della strada per pisciare, fate voi. La sostanza è che Rafa Nadal è tornato. Come nulla fosse. Otto mesi di stop, tra misteriosi infortuni di cui trapelavano nebulose e frammentarie notizie stile oltre cortina negli anni ’70. T utto fa brodo e contribuisce a creare attorno a Nadal supposizioni e fantasiose immagini, come per gli esseri mitologici. Metà uomini e metà mostruose creature innaturali. La realtà sotto i miserabili occhi degli umani è altra. Lo spagnolo a Miami s’è rialzato, con veemenza e ferocia clamorosamente antica . Tritura un Federer ciancicato e vacanziero, punisce col solito piglio da giustiziere il tradizionale allocco surgelato Berdych, trionfa in finale spuntandola di rimonta sullo stanco Del Potro. Non male per un lungodegente re...

ERNESTS GULBIS, IL RICHIE RICH DEL TENNIS TRAVESTITO DA BUKOWSKI

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Foto di Tatiana, Licenza Crative Commons CC-BY-SA 2.0 Ho scoperto casualmente che la parola più ricercata in chi si imbatte in questo blog è "culo". La cosa mi ha scosso, essendo, le mie, riflessioni prevalentemente tennistiche. Poi, pensandoci, ho concluso che tennis e culo viaggiano su binari paralleli, non solo da un punto di vista figurato di "fortuna", ma anche come sinuosità e armonicità artistica: un par di chiappe o una smorzata ben riuscita, siamo lì.  Le goduriose parabole di Gulbis risbocciano all’improvviso come fiori di pesco che salutano l’incombente primavera. Un’arabesca linea tondeggiante che lega tutto quanto detto prima. I glutei sinuosi di una ragazza su una spiaggia innanzi all'oceano, una botte di vino e una smorzata morente del redivivo lettone . A rtistica, sinuosa, inebriante. Insensatamente piacevole. E naturale. Parlano, quasi. L’Oceano Atlantico intento a cullare le forme della Venere Callipigia sulla spiaggia, e il vento sal...

COM'ERA IL TENNIS VENT’ANNI FA, PRIMA DELL'OMOLOGAZIONE

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Giorni fa leggevo la classifica Atp di vent’anni addietro, nell’anno 1992, quando McEnroe appese la racchetta al chiodo e il tennis finì. Foto di James Phelps, Licenza Creative Commons CC-BY 2.0 Una cosa balza all’occhio: l’impressionante sequenza di grandi tennisti, quasi tutti campioni.  Tra i primi 20 (venti)   ben 14 (quattordici) vincitori di slam, più altri due finalisti. Una enormità clamorosa, se paragonata ai nostri tempi , con lo stucchevole dominio dei primi quattro che si spartiscono titoli, ai quali aggiungere solo la meteora Del Potro e come finalisti occasionali di major, Tsonga e Berdych. Il motivo di questa deriva? Semplice, banale, inflazionato. L’omologazione di superfici, palline e racchette che ha abbattuto molte differenziazioni tecniche, rendendo tutti capaci di giocare su ogni superficie. Col dominio dei più forti e quasi nessuna speranza d'inserirsi, per gli altri. Rafa Nadal nei giorni scorsi si lamentava di “cementi” letali per le g...

NADAL, SBIADITE CARTOLINE DAL CILE

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Foto di Frédéric de Villamil Wikime dia Commons, Liceanza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 Sensazione di lento soffocamento e morte incombente nel sonno, appena provo a chiudere gli occhi. Che brutto, nel sonno. Senza nemmeno poter capire come funzioni il trapasso, se si vede una luce purpurea o bianca, baloccanti angeli, l’ammiccante Madonna in guêpière o Satana vestito d’azzurro che sorride benevolo. E allora provo a rinviare, faccio zapping e mi imbatto nel tennis. Si stanno scannando Rafa Nadal e Horacio Zeballos nella finale di Vina del Mar. Torneo minore scelto dal campione maiorchiono per il ritorno. Dopo sette mesi di stop, un rientro morbido contro avversari malleabili e sulla superficie prediletta, di certo quella che espone meno le sue giunture rigenerate a traumi.   L’iberico è accolto in Cile come un eroe, la star venuta dal cielo. Il luogo si presterebbe benissimo per un proditorio rientro in stile guerrigliero andino. E’ un torneo meraviglioso, tra sedicenni poco pi...

AUSTRALIAN OPEN 2013 - DJOKOVIC CALA IL TRIS. CLOWNESCHE PAGELLE ALLA FIERA DELL'EST

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Foto di JC, Wikimedia Commons, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 Alla fiera dell'est, c'era un serbo che si mangiò uno scozzese stanco per i cinque set giocati con uno svizzero, che perse perché, alla fiera dell'est, cinque set aveva giocato con un francese che, alla fiera... Novak Djokovic: 8. Lo slam è un’odissea, come l’imbarco “su un cargo battente bandiera liberiana”. Manuel Fantoni scucchiato emerge, dopo aver gestito con sangue freddo di rettile il drammatico match con Wawrinka. Il titolo lo vince lì, poche storie. Con Murray sa soffrire all’inizio, poi mangia il ratto “che mio padre comprò”, facendo valere la freschezza dopo la defatigante suonata di zampogna travestita da semifinale. Tre titoli consecutivi in Australia, il quarto in totale. Numero uno meritato, piacciano o meno i contorni da finto simpatico o da Hulk Hogan in Wrestlemania. Andy Murray: 7 . Il totano che Lendl rese squalo, o quasi. Come dentatura siamo lì. Ma per vincere i titoli, a volt...

AUSTRALIAN OPEN 2013 – PEGELLE FEMMINILI, CLOWN, ORTAGGI E UOVA MARCE

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Foto Kaoz69, Wikimedia Commons, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 3.0 Victoria Azarenka: 2,5 . Lancio d’ortaggi e uova marce evitato d’un soffio: e questa una vittoria straordinaria, quasi più sorprendente di quella del torneo. Restano solo tramontane di fischi (anche dopo aver vinto) e la bolgia da “bombonera” pro-Na Li. “La più amata dagli australiani” raccoglie quanto ha seminato durante il torneo. Tra Mto (dichiaratamente finto) per spezzare il ritmo alla teenager Stephens in un triviale mix di pecoreccismo indemoniato da allertare padre Amorth. Di buono c’è che si accompagna ad un sobrio fidanzato (pare rapper) con occhialoni simpatici da pagliaccio del circo, un casco di banane marce in testa, camicie iridescenti e raffinatissime casacche maculate. Evviva il circo.  Na Li: 8 . Vincitrice morale. Ma la morale non esiste, e sarebbe un ulteriore premio sbeffeggiante. Picchiatrice sapiente ed esperta. Ci libera (almeno) dall’orrore di una urlata finale Masha-Vi...

L’ORGOGLIO DI FEDERER S’INFRANGE SU UN GRANDE MURRAY

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Foto di roboed*, Wikimedia Commons, Licenza Creative Commons CC-BY 2.0 Come Fantozzi durante Italia-Inghilterra, vorrei scendere dalla macchina e, fracassata la vetrata di una finestra, domandare: “Scusi, quanto stanno?”. Voci disparate di qualche avventore, durante la mattinata al catasto, lasciano trapelare notizie sommarie. Non dalle canoniche radioline non sequestrate, ma da moderni strumenti, social e forum. Andy-Lendl martellante di dritto, implacabile Murray versione Karlovic al servizio. E Federer riottosa pulzelletta neo-gasquettiana che non riesce ad affondare, quando si prospetta l’occasione. Le voci si accavallano, diventando inverosimili: qualcuno azzarda un 108-107 al quinto, altri un Federer cui sono cresciuti biondi boccoli che prova a moltiplicare pani e pesci sul cemento colloso, divenuto cristallina acqua di ruscello. La fortuna, ausilio benevolo del fato o una gran botta di fortuna, mi fa giungere innanzi allo schermo sul 5-4 del quarto set, il momento clou . I...