LA SUBLIME INUTILITA’ DI GASQUET



Foto di Yann Caradec, Wiki Commons, Licenza Ceative Commons CC-BY-SA2.0




Roland Garros - Day 9, di esistenzialismi tennistici e altri suicidi. Quando deliziose ed innocue anitre provano a volare come rapaci condor, pronti a piombare sulla loro preda. Donandogli solo una lieve carezza.


Il sole sta ormai calando in una Parigi uggiosa, con nuvoloni gonfi nel cielo grigio cemento. Si respira l’aria della grande impresa. Ambiente attraversato da pieno scosse elettriche, gridolini, urla amorevoli e cori commoventi, avvolgenti uno Chatrier in pieno delirio mistico. Saranno tutti allegramente avvinazzati o hanno visto la madonna? mi domando. Appena sintonizzato, nella mia greve ignoranza, faccio delle ipotesi fantasiosamente mescolate a sogni d’oppio. Vuoi vedere che “Richard le guerrier” (de marzàpan ripien de filant mascarpòn) Gasquet sta compiendo l’impresa che verrà narrata dai libri di storia? Ha una maglia rosso fiamma ed agita il pugno in modo ridicolo, come ai tempi di ruggente afonia suicida, col palmo in parallelo all’argilla. Murray è il solito, scafato, disgustato essere che pare ripugnare la sua stessa ombra incresciosamente dentata a casaccio. Ivan il terribilissimo Lendl, in tribuna con un golfino bordeaux, scuote la testa e beve del tè a garganella, immagino gusto prugna. Vuoi vedere che, se non sta addirittura vincendo, il francese se la stia giocando alla grande?
Scambio magnifico sulla diagonale di rovescio che Richard sguaina come sciabolatore ispirato dal Dio del tennis. Dev’essere proprio un Dio godereccio, il Dio del tennis. Quel colpo di una imbarazzante naturalezza è l’essenza intima di questo sport. Il goffo anitroccolo, con abnorme testone e dal passo ridicolmente macchiettistico, prepara quel colpo e d'incanto si trasforma in languido e lucente cigno dalle piume immacolate.
Prossimo alla morte.

Ecco che, finalmente, do uno sguardo al risultato: La macchietta da film muto francese degli anni ‘20 è sotto due set a uno, 5-1 nel quarto. E fa il pugnetto, nella sua consueta dissociazione dalla realtà.
Ha illuso il pubblico dello Chatrier anche questa volta, vincendo il primo set e sfiorando il 2-0. Ma vuoi che possano prendersela? Sugli spalti sembrano non capire neanche loro la triste realtà, annebbiati anch’essi. Condotti in quello strano mondo dove esistono solo svolazzanti farfalle che campano cent’anni e non muoiono a fine giornata. Ecco, è una cosa evidente. Gasquet ha un tennis talmente bello e coinvolgente che confonde le idee, ammorba gli animi più cinici, converte i misantropi e li porta ad un candido suicidio. Alla fine ti importa poco del risultato, di quell’intimo animo pavido che prova maldestramente a fare il leone. Risulta patetico, ma sublime. Una sublimazione del surreale applicato al tennis. 

E allora, col cielo sempre più buio, minaccioso e scosso da qualche scintillante flash dalle tribune, altri commoventi gridolini, applausi e cori a sostegno del principino codardo, sciancato ma magnifico, fenomenale ma fragile, col pugno di esultanza incastonato su un volto che trasmette paura reale ed un fisico da violinista tzigano.
Altro sviolinato rovescio lungolinea seguito da un dritto nell’angolo opposto, ma quel satan aleppe sdentato di uno scozzese, riprende tutto. Richard è costretto a fare almeno tre volte il punto, contro questi forsennati difensori, fisicamente esaltati. Per una volta chiude il punto con una volée stoppata. E l’esultanza con risolino squilibrato sottolineato dall’irrazionale ovazione del pubblico, è l’apice del surreale. Dipinge in modo nitido l’essenza di Richard Gasquet.
L’altro, lo scozzese meno solido di Djokovic o Nadal e senza un quarto del braccio di Federer, sembra in una giornata di grazia e si lascia addirittura condizionare dal delirio circostante. Tira due urlacci fuori luogo, senza alcun senso logico. Porta a casa altri due begli scambi, ed ovviamente vince. Ma il parallelo tra i due è servito, nella sua limpidezza: La magnifica e paradossale inutilità di Gasquet che soccombe alla tragica dislessia tormentata di un Murray ancora alla ricerca di capire sé stesso. Ma che come si batte un Gasquet, l’ha capito.





Commenti

  1. Caro Picasso,
    la partita fra Andy e Richard vedva opposti due nevrastenici, totalmente incapaci di controllare se stessi ancor prima dell'avversario o della partita. Due sagome che rasentao il ridicolo in quanto ad attitudine caratteriale; ma due tennisti fra i più talentuosi del circuito.
    Murray, triste rappresentante del "power tennis" tutto-corsa-e-tutto-muscoli della nuova generazione, è dotato di qualità tecniche che lo rendono esteticamente molto ma molto più gradevole rispetto a Djokovic e Nadal. Certo, nel 90% dei casi gioca col culo, e di fronte a match importanti entra in campo posseduto dal demone della sconfitta suicida (che puntualmente arriva) e quindi offre oscene prestazioni per le quali dovrebbero talvolta multarlo (ci sono spettatori paganti ad assistere ai suoi obrobri, eh!).
    Su Richard, le parole si sprecano. Potenzialmente pari a Federer, non ha mai vinto un cazzo. Anche ieri, molto probabilmente, si è lasciato distrarre dal teatrante e patetico scozzese al posto di concentrarsi sul suo gioco.
    Sarà che ci piacciono questi potenziali campioni da ricovero clinico. Amen.
    Ciao!

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    1. Si tratta di due paradossi, comunque. Murray si trova nel grottesco cerchio senza via d’uscita perché è forte, resistente e muscolare come richiede il tennis moderno per essere competitivi. Ma lo è meno dei due mostri. E indubbiamente meno virtuoso di Federer che, trovando la giusta giornata, può metterli ancora in riga con la classe. Lo scozzese è in un limbo dal quale è difficile uscire.
      Ogni torneo fa storia a se, ed i match a volte si decidono per dettagli, quindi uno slam lo potrà vincere, anche a breve. Ma nella situazione attuale, tranne una botta di deretano, cali degli altri, per vincere dovrebbe avvicinare la soglia di resistenza di Nadal e Djokovic.
      Ieri ho visto solo il finale, ma Murray è sembrato in forma strepitosa.
      Gasquet, va preso così com’è ormai. Forse poteva andare avanti 2-0. Non ha la testa, ma nemmeno il fisico, per stare al passo dei più forti attuali. E' rimasto solo il talento naturale, che quello non è soggetto a preparazioni, infortuni, paure o strategie. E quello è solo un inutile tassello, quando il resto non è nemmeno a livello della sufficienza.
      In passato riusciva a deliziarci con match punto a punto, per poi perderli con grandi suicidi, adesso nemmeno quello, con i forti. Temo ci potrà regalare solo qualche successo minore, e una carriera da top 10/15. Tanto, ma poco. A seconda.
      Ciao, a presto.

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  2. Risposte
    1. Con quel nick non potevi non apprezzare il tennis allegorico di Gasquet. :)
      Ciao, e grazie.

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