LA CONQUISTA OCEANICA DI SEPPI, L'EROE DEI TRE MONDI
E’ notte
inoltrata, quando rimango sorpreso dalle gesta della giovane americana Jamie Hampton. E’ uno
spettacolo inatteso, questa ragazzona dai lineamenti da cherokee dei film
sugli indiani che sciorina un tennis fantastico, accelerazioni di dritto,
smorzate, slice, gran servizi, che mette alla frusta niente meno che ika Azarenka. La giovane Jamie, però, non è una pellerossa, ma nasce ventidue anni fa in Germania, dove il padre ufficiale dell'esercito americano, concupì una ragazza coreana.
Gioca in modo così facile, che la forzuta
sirena, dall’altro lato, mi appare la superata generazione del tennis, nel suo momento più buio.
Dura poco, purtroppo. Con la sua bella mascella volitiva da ferro da stiro inghiottito, vince il secondo. Vika non ci sta,
torna a menar mazzate, nel mezzo di crisi isteriche, smadonnamenti da camionista
bielorusso che scrive numeri nei bagni dell’autogrill, gote livide di rabbia. Rompe anche una racchetta, beccandosi i meritati “buuuu” del pubblico
australiano, dopo quelli parigini, londinesi, newyorkesi e birmani. Spettacolo mortificante.
La Rod Laver
Arena diventa una bolgia terrificante, ogni punto dell’americanina è accolto da
un boato stile Bombonera. Malgrado un infortunio alla schiena, servizio che può
tirare a velocità Errani ed espressioni di dolore a ogni colpo, Jamie tiene
anche nel set decisivo, perso con onore. Ma che bello vedere una ragazza capace di eseguire brillanti schemi geometrici, completi, esteticamente piacevole, e con un comportamento
impeccabile. E’ finita male, ma tra qualche tempo, fisico permettendo, la sfida potrà avere
esito diverso.
In definitiva, notevoli queste giovani ragazze yankee. Dalla Stephens
che continua a macinare avversarie (ieri seccata con veemenza la Robson), alla
Keys. Senza trascurare Vandeweghe, McHale e quella Oudin in crisi spirituale.
Un paio d’anni fa qualcuno rideva quando in Fed Cup vennero a fare esperienza in Italia,
contro le campionesse nostrane. “oltre alle Williams, il nulla” si diceva,
tutti contenti. Pensavano al futuro e tra poco a ridere saranno loro. Mentre l’Italia
per i prossimi anni s’affiderà ancora alle stesse o a Burnett e Giorgi.
Graziosa e sfarfalleggiante, cede anche l’ultima italiana in tabellone, Roberta Vinci.
Scadutami a livello di macchietta neo paggia di Errani, dopo la sceneggiata
newyorkese, rimane comunque deliziosa da vedere. Perde un tirato match contro
la più solida russa Vesnina.
Si chiude in mattinata la splendida cavalcata
della 42enne Kimiko Date, battuta dalla serba di nuova generazione Jovanovski,
con un rovescio che pare congegnato da un tornellista ricoverato in un
frenocomio. La piccola giapponese è però stata autentica e indiscussa
protagonista della prima settimana.
E’ quasi l’alba, quando, dopo il match di Hampton vedo i primi games di Seppi-Cilic. Orrendi, ovviamente. Il bradipesco gigante sbaglia tutto e Andreas lo emula, come macchinetta ancora intorpidita, che deve carburare. Mai tisana fu più efficace, per conciliare un sonnellino ristoratore. Non aver visto, però, mi aiuta ad inventare. Il nostro indomito alfiere la porta a casa, e in cinque set. Roba da non credere, chiedendo numi a stelle sgomente. Si sapeva che con Cilic se la sarebbe giocata, ma un’altra maratona di cinque set, sotto il sole a strapiombo dell’estate australiana, è ai limiti del paranormale. Lui, abituato a bagnare i piedi nel lago di Caldaro, appena tiepido, nel pieno della mite estate tra i monti. Andreas s’è trasformato in gladiatorio combattente, e neo top 20. Una risposta a tutte le malelingue, non certo a chi come me da sempre lo sostiene in qualità di presidente onoriario del fan club “Hop-Hop Seppi nostro - Stärke Helden, kämpfen!”, riconoscendone le indubbie qualità agonistiche e il tennis così spumeggiante che t'inebria la mente. Mentre dormi, placido.
Ora per il tupamaro tirolese ecco in
pasto Chardy, che ha sorprendentemente fatto fuori Del Potro (ancora dolente e deludente), per un quarto da arpionare in slancio emozionale. Proverà quindi a spiccare il volo contro
Murray (che ha battuto il delizioso Berankis) da impigliare come una carpa morente
nella diagonale rovescia (ah-sì), per poi giocarsela in semifinale con Federer.
La rivincita parigina contro Djokovic in finale è già nei suoi occhi iniettati di sangue
e vendetta. Ma stiamo sul pezzo, una partita alla volta.
Ultimo ma tutt’altro che ultimo, Roger Federer. Lo spauracchio Tomic che tanto afflizionava i pensieri dei suoi supporters, s’è rivelato una minaccia fatua. Immaturo e ancora acerbo per le altissime platee, l’australiano. Ha vent’anni in fondo, ed una personalità forte, a tratti eccessiva ed autolesionista, ma deve mangiarne ancora di focaccia genovese. Severa lezione impartitagli dal monarca, cui basta attivare un terzo del suo campionario per ridurlo in cesta. E la spocchia pre-match (comunque da preferire alla rassegnazione) di Bernard si trasforma in ammirazione da scolaretto. Già scritto, già visto. Negli ottavi, per lo svizzero, ci sarà Raonic: meno impunito, ma più insidioso del tanto temuto Tomic.
Mentre scrivo si stanno scarnificando Monfils e Simon. Tra infortuni inventati e veri, zoppie, crisi respiratorie, orridi scambi pallettari. Barellieri, stop medici, infermieri a bordo campo pronti a balzare nell’ambulanza, e sinistri uomini in nero: tumulatori professionali nel cimitero dei campioni alle spalle del campo. Vince Simon, esequie alle ore 17,00. La Francia tennistica non è però (vivaiddio) solo questa, ma anche Gasquet-Tsonga che si appaiano agli ottavi.

a tumulatori professionali ho ribaltato lo schermo...un saluto, ste.
RispondiEliminap.s.doppio post, questo aus open ti sta spremendo per bene eh...
Sì, nello scrivere queste quattro cazzate, sono stremato e consunto, come Simon e Monfils prima d'essere tumulato, nella cerimonia post-match.
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