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mercoledì 1 luglio 2026

WIMBLEDON 2026: SERENA WILLIAMS FLOP, SI SALVANO SINNER E DJOKOVIC









Serena Williams torna su quel centrale di Wimbledon che l'ha vista trionfare sette volte, all'età di quasi 45 anni. La regina è abituata a dividere, e ci riesce pienamente anche questa volta. Delusi coloro che si aspettavano una Serena spacca ossa come anni fa, ancora più affranti quelli che anelavano il fragoroso, pataetico, tonfo.
La contemporaneità con l'epica battaglia punto a punto tra Berrettini e Stan the Man Wawrinka non aiuta, ma vedo un'americana entrare in campo senza voler strafare. Quasi cercasse di riprendere confidenza con i colpi. Ed è così per un set e mezzo, frenata, abulica e in balia della giovin avversaria, Maya Joint col suo bel tennis semplice e piatto. 
La ventenne australiana, reduce da undici sconfitte di fila, sembrava ideale vittima sacrificale, invece non si fa intimidire. Smilza, roscia e coi brufoli adolescenziali, ha il suo bel piano in mente, che le riesce alla perfezione: giocare profondo, meglio sulle righe (roba che Djokovic alla seconda delle delle 35 colpite, sarebbe andato in iper ventilazione) e spostare (se possibile) l'ex bisonte attempato.
Ad un passo dall'abulica resa e dal 3-6 3-5, ecco la tanto attesa zampata della campionessa. Un sussulto della classe antica. Recupera il break e va a vincere il tie-break con due zampate da leonessa. Inizia alla grande anche il terzo, sembra potercela addirittura fare. Poi però sbaglia il rovescio a campo aperto che l'avrebbe portata 3-1 e il match le scappa via. 
Nota di merito per la figlia Olympia, in tribuna. Compita, composta e regale, a tratti disserta amabilmente col padre. Fa smorfie da quarantenne saggia. Niente esultanze scomposte e urla a bocca spalancata come quelle dei pargoli Djokovic, per intenderci. La classe non è acqua, e nemmeno i geni. Questa ragazzina, se lo vuole, potrà diventare presidente degli Usa.
Brava la sottiletta aussie, che non si è lasciata intimorire dal monumento semovente che aveva di fronte e non ha tremato nemmeno alla fine. Sarà fiera la sua allenatrice, quella Samantha Stosur cuore di panna che, ai tempi di Serena, di match combattuti ne ha persi a bizzeffe svenendo sul traguardo. Serena Williams ha dimostrato che a 45 anni può ancora giocare alla pari con una da numero 50 o 60. Se riprende confidenza, fare anche qualcosa di meglio. Ma non credo ne avrà voglia e tempo. Almeno in singolare.

Per il resto, nessuna perdita di rilievo in questo primo turno: Rublev cede 14-12 al super-tiebreak a Safiullin, e tutto sembra troppo crudele verso questo ragazzo. Come prevedibile è la resa di Ruud a Hurckacz, col norvegese che si presenta a Wimbledon in ciabatte da mare. Tra le donne, esce di scena Svitolina (mezza acciaccata) e  Maia Chwalinska. Gran dispiacere perché la vezzosa polacca aveva dimostrato a diversi soloni di poter adattare il suo tennis anche all'erba. Avanti 6-2 5-2, scivola e si fa male alla caviglia sul match point. Il tennis è uno sport crudele.

Uno Jannik Sinner un po' imballato, impiega tre set per levarsi via la ruggine e spuntarla al quinto contro il mite cotechino Kecmanovic. L'italiano doveva trovare la confidenza col tennis giocato e, aggravante, con l'unfida erba. Ma il match non è mai stato in discussione. È sempre successo, anche ai più forti degli anni passati. Tutto normale, insomma. Non per gli adepti della setta dei devoti integralisti e massoni ululanti della sacra carota, per i quali il mondo vero e giusto è quello in cui il proprio eroe vince ogni partita con un periodico 6-1.
Chiunque da piccolo abbia potuto vedere una partita dell'Italia ai mondiali, in quelle tragiche riunioni familiari, ha avuto un parente, una zia, la nonna, la cugina, la madre, un vecchio pro zio rimba che, vedendo per la prima volta una partita di calcio, si lasciava andare a frasi e grida senza senso: da chi si preoccupava del sudore troppo copioso di Del Piero. A chi temeva si raffreddassero con la pioggia. A Pirlo che doveva mangiare più carne e uova "troppo magro sto picciottello!". A quelli che inveivano contro l'allenatore avversario perché mandava in campo un altro giocatore: "Non è leale sta cosa! Adesso ne hanno uno in più loro?". Fino a quelli che sul gol della bandiera degli avversari, iniziavano a imprecare inconsolabili: "Non è giusto! Se la sono comprata sta partita! Torno in cucina!". 
Ecco, i talebani sinneristi, seguendo il tennis solo dal 2021, sono la stessa cosa. Li trovo di una comicità involontaria clamorosa. Leggo di gente in lacrime per una scivolata del proprio beniamino. Che vorrebbe proibire il tennis su erba perché troppo pericoloso e fucilare i giardinieri di Wimbledon. Altri, sul 2-1 Kecmanovic, insultano il serbo reo di giocare a tennis e voler financo vincere, incuranti della lesa maestà. I più lapidari chiedono a gran voce il ghigliottinamento in campo del preparatore atletico. Dopo che sulla scarpa del prode Jannik appare una macchia di sangue, l'apoteosi del Cristo in croce: gente che prega, snocciolando rosarioni giganti. Certuni fanno partire delle petizioni contro i costruttori di scarpe troppo scomode per il nostro eroe. Spettacolo nello spettacolo.

Si salva anche Novak Djokovic, costretto agli straordinari da Wu Ybing. Il cinesone è uno che a tennis ci sa giocare, e anche bene. Il suo problema è che, umorale com'è; questa evenienza capita di rado. Sul centrale di Wimbledon trova una di quelle giornate d'ispirazione accecata.
L'impressione è che Nole sia entrato in campo convinto di svolgere il compitino, coi giri del motore a metà per spendere il meno possibile. Non si aspettava un avversario in trance che, non avendo nulla da perdere, inizia uno spettacolo pirotecnico (quasi) à la Rosol versus Nadal: piovono vincenti di dritto e rovescio. 
Per sua stessa amnissione nella conferenza, il serbo ammette di essersi trovato "alle corde". Non sa cosa fare. E quando capita questo, tira fuori tutte le sue infinite risorse. Finta zoppia. Dolori sparsi con scene alla Don Lurio: gamba, coscia, spalla, culo. stretching compulsivo. Camminata da marionetta sciancata colta da elettroshok, per poi correre e allungarsi come un satanasso. Sorrisetti perculanti per i vincenti dell'avversario in quel tradizionale, avvincente,  atteggiamento da Megadirettore Conte Catellani rivolto a Fantozzi: "il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo!". Tranne poi abbandonarsi a lodi sperticate per l'avversario, quando la sfanga. Qualcuno ha trovato patetica Serena, per me lo è questo spettacolo trito e ritrito, di finzione. De gustibus, ma il motivo per cui, anche se vincesse 35 slam, in molti lo condidereranno sempre un gradino sotto Federer e Nadal, è anche questo.




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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.