ELENA RYBAKINA, ANTIDIVA NUMERO UNO, VINCE FLUSHING MEADOWS E SUPERA SABALENKA
Se passaggio di consegne doveva esserci, quale modo migliore per Elena Rybakina di diventare numero uno: batte una Sabalenka sempre più macchietta trash e legittima il sorpasso in classifica. Un po’ di leggerezza e normalità da anti diva, finalmente. Le pagelle finali del torneo femminile.
Elena Rybakina: 9
La leggiadra salma kazaka si prende tutto, con pieno merito. Una ventata di cadaverica leggerezza, colpi fluidi e normalità che soppiantano le rubizze isterie da osteria dell’ingioiellata Sabalenka. Torneo solido e finale di gran classe, in cui si dimostra superiore in tutto all’avversaria. Compreso quello che deve avere un numero uno: giocare bene i punti importanti e le finali. Classe e carattere.
Nuova numero uno che forse non farà piacere ai vertici di una Wta morente, anelanti il “personaggio” da copertina patinata. Se ne facciano una regione: lei così schiva, compassata, distaccata e poco esibizionista di agonismi artefatti, risolti i problemi col suo team, è attualmente la più forte di tutte.
Nuova numero uno che forse non farà piacere ai vertici di una Wta morente, anelanti il “personaggio” da copertina patinata. Se ne facciano una regione: lei così schiva, compassata, distaccata e poco esibizionista di agonismi artefatti, risolti i problemi col suo team, è attualmente la più forte di tutte.
Aryna Sabalenka: 4
Piena solidarietà per la parata di vips di Hollywood che in prima fila devono sorbirsi il consueto spettacolo triviale della Beppa, rischiando beccarsi una racchettata sul grugno che gli faccia saltare le dentiere, oltre al perforamento dei timpani. Solito ruttante teatrino a metà tra il patetico e il raccapricciante. Sempre più bluff in salsa trash.
È come un pacco ingombrante, che al suo interno non ha niente: urla come un’ossessa mentre colpisce, ma la sua palla viaggia la metà di quella di Rybakina, che fa un decimo della sua fatica. Smoccola, rutta e si agita tutta da tigre iper agonista, ma ha una media di vittorie nelle finali slam da perdente nata. A questo giro, la trovata geniale, istrionica: entra in campo con una collana di sei chili tempestata di gioielli. Perché, diosanto? “per distrarre” risponde. Ok, se è così, ha funzionato. Almeno per due minuti, ci si dimentica dell’ennesimo, trucido, spettacolo tennistico offerto.
Coco Gauff: 6-
Corre, trotta, galoppa come un cavallo scosso del Palio di Siena. E non riescono a fermarla. Di tennis, al solito, poco o niente. Deve solo aspettare che dall’altra parte perdano la testa e la pazienza. Funziona con Andreeva, non con Rybakina che ha l'esperienza e la pazienza di sfondare il suo muro.
Jessica Pegula: 6
L’ammirevole maestrina Pina Fantozzi, al solito fa il suo. Alle battute finali ci arriva sempre. Stavolta semifinale. Ma quando serve qualcosa in più contro avversarie di cilindrata superiore, non ha via di scampo. Alle vatusse che tirano cazzotti, lei oppone pugnetti inoffessinvi. Ci vorrebbero classe, trame di gioco e un po’ di mano per ingarbugliarle, ma non ne è capace. Quindi, il suo destino è segnato.
Mirra Andreeva: 2--
Altro slam ai limiti della decenza sportiva, di quella che, potenzialmente, potrebbe essere la futura numero uno. Ormai non è più un caso. Si può, dopo aver vinto già uno slam e due anni di esperienza a grandi livelli, entrare in campo col suo atteggiamento da dodicenne bizzosa e viziata? Più che di un allenatore, avrebbe bisogno di una baby sitter.
È più a suo agio quando deve appoggiarsi a chi tira forte. Di fronte a chi le dice: gioca, vediamo cosa sai fare, va nel pallone. Il match con Coco Gauff rientra a pieno titolo tra i 5 orrori tennistici a cui ho assistito negli ultimi trent’anni. Una ottantina di errori non forzati (e chi, di grazia, dovrebbe forzare?), obbrobri tennistici che nemmeno in un circolo dopolavoristico tra miopi signore settantenni. Gauff rema, tira mozzarelle una dentro e altre due fuori, lei che di fronte a quelle mozzarelle, ne tira due fuori e la terza s’incarta e non sa che fare. Perde testa e partita.
È più a suo agio quando deve appoggiarsi a chi tira forte. Di fronte a chi le dice: gioca, vediamo cosa sai fare, va nel pallone. Il match con Coco Gauff rientra a pieno titolo tra i 5 orrori tennistici a cui ho assistito negli ultimi trent’anni. Una ottantina di errori non forzati (e chi, di grazia, dovrebbe forzare?), obbrobri tennistici che nemmeno in un circolo dopolavoristico tra miopi signore settantenni. Gauff rema, tira mozzarelle una dentro e altre due fuori, lei che di fronte a quelle mozzarelle, ne tira due fuori e la terza s’incarta e non sa che fare. Perde testa e partita.
Emma Navarro: 6
A un tratto mi viene una domanda: quante delle prime 300 al mondo che non possono permettersi nemmeno un allenatore e si sono formate in ameni circoli da terzo mondo, con i potenti mezzi e le possibilità economiche dell’arci triliardario babbo Navarro, avrebbero ottenuto gli stessi risultati di Emma? Io credo un buon 3/4. Tolto questo, brava. Tennisticamente diligente, poco appariscente, caruccia, non sbraita. Batte una Muchova versione ectoplasma, se la gioca alla pari con la collega arci triliardaria Pegula (per cui vale lo stesso discorso di prima: quante delle prime 300...).
Linda Noskova 5,5
Il cemento (o quella cosà lì su cui giocano), gioco forza, qualcosa leva al suo devastante arsenale, rispetto alla terba londinese su cui ha vinto due mesi fa: bombe terra aria e variazioni fulminanti. Qui le seconde servono meno, ma va ad un passo dal battere Sabalenka. Si accartoccia goffamente quando praticamente ha già vinto.
Qwien Zheng: 7
Dalle qualificazioni ai quarti di finale. Passando per successi con Keys e Swiatek, recuperando da 0-5 al terzo con l’americana e da 0-5 nel primo set con la polacca. Se non è record, qualcosa di simile. Si arrende a Rybakina nei quarti, ma la pin up cinese, pur col suo tennis spartano e sempre uguale, merita di stare in top ten.
Potapova 5-
A lei il premio simpatia "Ostapenko/Collins” del torneo. Batte Anisimova e invece di tributarle un normale saluto, le fa ciao ciao con la manina e sorride sadicamente. Siccome il karma ogni tanto si risveglia dal suo torpore, nel match successivo esce dal campo zoppicante e sconfitta. Un giorno si affronterà un tema ancora troppo poco dibattuto: il rapporto di questo cigno sbilenco russo-austriaco con gli uomini/tennisti. Si sposa con Shevchenko che è top 50: sparito per tre anni. Si fidanza con Griekspoor numero 20: l’olandese non vince più nemmeno contro portiere di casa, finendo fuori dai 50. Ma, tipo, fidanzarsi con Zverev?
Iga Swiatek: alzo le mani
Con un tennis modalità "macchinetta sparapalle" settata "ad minchiam" e riflessione tennistica pari a zero, è diventata numero uno e ha vinto sei slam. Ora, con la stessa modalità, si fà rilrendere da 5-0 contro Zheng e becca un parziale di 13-2. Posto dunque che non è il (pur freneticamente brutto) tennis il punto della questione, il problema sono i ventisei psicologi suicidatisi dopo aver esaminato il suo caso.
Karolina Muchova: 4-
Altro inquietante torneo da ectoplasma deambulante. Col suo talento dormiente, una come Navarro dovrebbe cucinarsela bendata.
Taylor Townsend 7,5
Pingue fenomeno dal talento sconfinato. Vince in doppio, completando il career grande slam. In singolare conferma gli ottavi dello scorso anno battendo top 20 come Chwalinska e Shnaider e giocando per larghi tratti meglio di Sabalenka. Non male per una doppista, o una che con quel fisico al tennis non ci poteva giocare.
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