ALEXANDER ZVEREV: IL PIÙ FORTE, QUANDO NON C’È NESSUNO. LO US OPEN 2026 È SUO
Tutto secondo pronostico, in questa edizione di Flushing Meadows. Vince Zverev, che in finale si rivela un muro inscalfibile per Shelton. Americani delusi e ancora a secco di un titolo slam, dal 2023. Pagelle finali del torneo.
Alexander Zverev: 8
Bravo dunque a stare lì e ad aspettare l’occasione, perché in questo moderno tennis medical scientifico, anche rimanere in piedi è un merito. Va ad un centimetro dalla sconfitta con Sonego e Halys, tabellone da 250 basso fino alla finale, dove si dimostra più solido di Shelton. Per il resto, tutti concordi nel considerare il suo tennis di una noia mortale e straripante. Quasi un’istigazione al suicidio, se l’avversario cade nelle sue trame mortalmente soporifere. Ma, mi chiedo: in cosa, esattamente, Djokovic era più divertente? Nelle barzellette?
Ben Shelton: 7,5
Torneo ottimo, che poteva rivelarsi straordinario. Ben fa sognare gli americani, a caccia di un titolo dai tempi di Roddick. Lui ci va vicinissimo. Bravo a domare allo sprint Alcaraz menomato, mostrando grandi miglioramenti nel rovescio e nella risposta, acquisendo fiducia nel suo gioco. Del resto, ad un tennista tutto istinto ed esplosività attaccante, è quello che gli serve: migliorare nei punti deboli, senza snaturare la sua indole. In finale poco può con Zverev, dimostrandosi ancora inferiore. Doveva abbattere l’orrendo muro tedesco, ma (complice la tensione) per due set si lascia irretire da Sascha e sbaglia tutto quando prova a forzare. Si libera solo nel terzo set, ma ormai è tardi.
Karen Khachanov: 6
L’impressione è che se fosse rimasto in campo 24 ore e giocato 30 set, non sarebbe riuscito a vincerne uno con Zverev. Muggisce, tira forte come un fabbro furente che imbraccia il mazzuolo, ma non abbastanza per sgretolare la muraglia di Zverev. E, figurarsi, non ha la minima capacità di variare ed uscire dallo scambio mortale con l’avversario. Bravo a crearsi un buco ed arrivare in semifinale battendo Aliassime (voto: mah) e Tien.
Francis Tiafoe 7-
Ciccio pasticcio, disordine e caos allo stato puro. Sa fare quasi tutto, ma non lo fa mai al momento giusto, tranne (per caso) quando ha quasi perso. Da anni protagonista del circus più per i suoi istrionismi da showman convinto di esserlo, che per i risultati, ha il merito di infiammare questa edizione di Flushing Meadows grazie a imprese dal sapore antico. Batte Michelsen quando ormai è quasi sotto la doccia (0-2 3-5). Sul ciglio del burrone, trova energie e fiammate inattese. Quasi sulla racchetta avesse una calamita, va in trance e la ribalta. Perde in semifinale con Shelton, secondo pronostico.
Carlos Alcaraz 6+
Carlitos è tornato, gaudemus! Dio solo sa quanto questo circuito ammorbante abbia bisogno della sua geniale imprevedibilità. Torna senza pretese, con chioma fluente a ricoprire il cabezon, quasi solo per sfoggiare la mise da spiaggiante festaiolo scapezzolato che gli ha preparato lo sponsor (scelta da ergastolo ostativo). Invece, è talmente superiore agli altri, che arriva fino ai quarti. Al primo incontro serio (tra i più belli del torneo) cede a Shelton. Ma se perdi solo al super tie-break del quinto contro il numero 4, in forma approssimativa e giocando praticamente senza il suo colpo migliore a causa dell'infortunio al polso (il dritto, che non forza quasi mai e con cui sbaglia l’impossibile), fossi nei suoi avversari non starei tranquillo.
Novak Djokovic s.v.
Lo immagino riposare le stanche membra in una Rsa, dove fa capriole al contrario per impressionare i suoi otruagenari compagni e dimostrare di avere 23 anni. Scherzi a parte, Djokovic che perde dal rematore Navone sul cemento, in uno slam, non si può sentire. Il fisico ha detto basta, e lui forse dovrebbe capirlo. La vittoria di Zverev non fa che aumentare il suo ossessionante rammarico, alla ricerca dello slam 25. Più volte si è dimostrato il più forte dopo i big two (in Australia e a Londra). Quando Alcaraz e Sinner erano fuori gioco (a Parigi e a NY), è caduto anche lui.
Alex Michelsen 5-
Uno che, dopo aver battuto Mannarino (che avrà l’età di suo nonno) gli urla, tracotante, “sono meglio di te”, dove vuole andare esattamente? Potrà mai vincere slam uno con questa mentalità? È semplicemente ridicolo. Uno così, mi dissi, non diventerà mai forte davvero. Dopo i quarti a Flushing Meadows, impressione confermata: uno che diventerà forte, se serve per andare in semifinale in uno slam, non la perde mai. Poi, per carità, bel tennis, potente, lineare, da cemento. Su terra o erba, dove contano mano e variazioni per domare rimbalzi irregolari, è da vedere.
Learner Tien 6
Sfiletta di giustezza la triglia gigante Mensik, in cinque set. Prova a fare lo stesso col totano gigante Kachanov, ma finisce per perdere, stremato, al quinto. Resto convinto che avrebbe messo in seria difficoltà Zverev. Di certo, ci avrebbe regalato una semifinale più dignitosa, rispetto a quanto fatto dal russo. Intelligenza, tecnica, carattere, e quella vecchia volpe di Michelino Chang come allenatore. Ha tutto per stare coi primi.
Mariano Navone 7
In tempi normali, quando il tennis aveva ancora un senso, questo argentino rematore che rinverdisce gli atroci fasti terraioli di Perez Roldan e Jordi Arrese al torneo di Saint Vincent col commento di Bisteccone Galeazzi tra gli alberi e con gli uccellini cinguettanti in sottofondo, non avrebbe potuto nemmeno entrare a Flushing Meadows. Nel 2026 di nostro signore, batte Djokovic e Berrettini. Eroe dei tempi moderni.
Botic van de Zandschulp 7
“Premio Seppi” del torneo. Col cipiglio del sicario professionista, fa fuori quel che resta di De Minaur (4,5), poi si abbandona a battaglie furibonde. Ardimentoso come un guerrigliero tupamaro che sta facendo la spesa al salumiere ed è indeciso tra crudo o cotto, vince due guerriglie di cinque set (contro Bergs e Gea). Acciuffa i quarti e Zverev si dice spaventato da questo colosso olandese, un panda da battaglia. Lo descrive manco fosse un mix tra Nadal e Federer. Poi lo batte con la sinistra e in infradito.
Dane Sweeny 7+
La strappa storia lacrime del torneo. Questo australiano piccoletto e smilzo, con baffetto da attore porno anni '90, gioca il torneo della vita a 25 anni. Tennis leggerino e gradevole, ma ciò che conta è la sua storia, raccontata dalla sorella: anni di gavetta, famiglia senza grandi possibilità economiche e il padre che vende la sua piccola azienda per permettere al figlio di diventare tennista. Solo quest'anno, a 25 anni, può permettersi un allenatore. Passa due turni, battendo anche Musetti. Tornando al post di ieri: dove sarebbe ora, il buon Dane, coi soldi di Pegula e Navarro?
Denis Shapovalov 6+
Vince due partite, e questa è già una notizia. Gioca un gran match con Shelton, per due ore alla pari col futuro finalista del torneo. Solita, inutile, esibizione di bel tennis fine a sé stesso. Chi ci crede ancora, ormai parla da solo in manicomio.
Ho letto le pagelle mentre ascoltavo Girlfriend in a coma degli Smiths: nella mia testa la girlfriend è il circuito ATP
RispondiEliminaI know, i know, it' really seriuos...but you know, would hate anything to happen to her :) e vabbè, questo è diventato ormai il circo. Gran citazione comunque
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