SINNER MESSO K.O. DALLA BANDELLETTA, ZVEREV NUMERO UNO, NONNO DJOKOVIC ALLA RISCOSSA
Un week end tennistico eclatante: Sinner si ferma e dà appuntamento al 2027, causa bandelletta ileotibiale con scappellamento a destra. Alcaraz torna a vincere giochicchiando. Ennesima rigenerazione di nonno Djokovic. Solite follie di Medvedev
Finalmente tutti contenti, giornalisti vecchi e nuovi satrapi, così sconcertati da quel silenzio di Jannik che faceva tanto Pravda anni ‘80. Qualcuno diceva di averlo visto in giro con un terzo arto in vetroresina, i più fantasiosi lo davano in giro per il mondo su una barca a vela assieme a due gemelle pornostar filippine mentre moltiplicava pani e pesci.
Niente di tutto questo. I luminari della nostra informazione, così preoccupati dal silenzio di Jannik (mica per la sua salute, ma perché il tennista italiano gli dà pane e ascolti), potranno placare le trapuntate invettive di marzapane.
Con uno stringato messaggio (anche se avrebbero gradito una conferenza stampa urbi et orbi da Piazza San Pietro), il tennista italiano parla dell’infiammazione al ginocchio che lo costringerà a rinunciare al finale di stagione. Niente da dire, se si è sani di mente e non si vuole creare per forza hype acchiappacitrulli. Scelta saggia, in linea col personaggio, che non lascia nulla al caso. Invece che forzare e complicare le cose per un ridicolo record o mantenere il numero uno, pensa al futuro.
Alcaraz è tornato: “zuzzurelloneggia’ e vince a Tokyo
Dopo il problema al polso e il sorprendente rientro a New York, prosegue nel suo percorso. Vedo qualcosa, qui e là: Carlitos è lontano da quello dei giorni migliori, ma già basta per vincere un 500 a Tokyo. Gioca (nel senso letterale della parola), istrioneggia, poi si annoia se è troppo più forte. Si appisola. Li lascia scappare via, si diverte nel rimontare, si eccita nel farlo nella maniera più complicata possibile, gode se riesce a piazzare anche punti straordinari.
Il personaggio è così, essenza ludica e anarchica di questo sport. Potrebbe chiudere con un dritto a campo aperto, invece gioca un cross stretto intermedio, si sollazza a vedere l’altro che ci arriva con la lingua penzoloni, poi demi volée stoppata ancora non definitiva, pallonetto e chiusura in drop (magari di testa). È un po’ come George Best. Giocasse a calcio lo vedremmo stoppare il pallone sulla linea di porta e colpire di testa, rasoterra. Provare a farne un computer concentrato e senza pause per tre set, pensando al sodo, e facendogli perdere il gusto della giocata, significherebbe snaturarlo. A New York 2025 ci è andato molto vicino, e forse lì avrà deciso di separarsi dal Ferrero.
Per ora, col polso che funziona, basta e avanza per vincere un modesto torneo nel Sol Levante.
Nonno Libero Djokovic alla riscossa
Torna e rinasce per l’ennesima volta, Novak Djokovic. Il serbo, oggettivamente in buona forma, stravince l’Atp di Pechino. E chi lo tiene più. È tutto un rutilar di “posso vincere contro chiunque”, “ho battuto il più forte al mondo (Zverev ! )”. Ecco, non vorrei ridimensionare l’eroismo dell’impresa d’altri tempi, ma ha battuto: Medvedev che gioca con la camicia di forza, Zverev ciucco per le fatiche stagionali e De Minaur ritirato.
Insomma, se sta bene ed è guarito (in italiano si chiama riposato) da quella misteriosa malattia che lo attanaglia (si chiama anzianità), Nole un bel 500 lo vince ancora a mani basse. Soprattutto se non ci sono Sinner e Alcaraz. Il vero cruccio è non essere riuscito a vincere il suo slam 25 sfruttando l’assenza di quei due. Può farlo in un 500, difficile in uno slam.
Zverev numero uno: la matematica non è un'opinione, ma una fesseria
Che dire: ha vinto due slam sfruttando l’assenza di Sinner e Alcaraz. L’annunciato stop di Jannik gli consentirà di chiudere da numero uno una stagione in cui avrà perso una ventina di partite, perso cinque volte di fila (in modo impietoso) dall’italiano. Non ha mai battuto Sinner, Alcaraz e Djokovic (partite perse consecutivamente contro i tre? 13, 14, 50?).
Che dire-bis: è come il maratoneta che vince la gara perché è l’unico ad arrivare al traguardo (in tre ore), mentre tutti gli altri che possono finire in due ore, hanno sbattuto su un palo della luce. Colpa sua? no, della matematica e di questo tennis.
Le follie Medvedev, ancora. Ma Atmane?
Un match tranquillo a ciapa no, che Danilo si appresta a perdere in modo osceno, contro Djokovic. E che t’inventa Danilo lo storto? pallata a gioco fermo che colpisce un ignaro spettatore in faccia. Scene tragiche, ma alla fine lo spettatore non ha conseguenze. Squalifica giusta, ma: quante pallate vediamo durante la stagione, scagliate in modo violento e rabbioso? centinaia. Il paradosso è che squalificano solo se hai la sfiga di colpire qualcuno. Esempio? stesso torneo: Atmane lancia la racchetta fuori campo. Nessuno si fa male. Nessuna squalifica.

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