IL RISVEGLIO DEL BELL'ADDORMENTATO KORDA, ROBOT SINNER, ALCARAZ DYNASTY: CARLOS PERDE, JAIME SBOCCIA





Foto di Hameltion, Wiki Commons CC-BY-SA 4.0




Ho seguito con un'attenzione maniacale e vibrante coinvolgimento, i primi turni del Masters 1000 di Miami. Minuti visti in diretta della prima settimana: zero.
Ho però recuperato on demand, per mera curiosità scientifica, alcune cose. In primis, Alcaraz-Fonseca. Ci eravamo lasciati la scorsa volta, prima che un'infermiera in guepiere mi portasse le goccine, con una sontuosa analisi di Sinner-Fonseca. Avevo concluso in modo perentorio che il ragazzo brasiliano si farà, anche se ha le spalle strette, il triplo mento e un fisico da arancina coi piedi. Il braccio c'è, la testa e il fisico diranno il resto. Era bastato un Sinner mediamente settato per mandarlo a casa in due set tirati.
Al cospetto del numero uno iberico, il risultato non cambia. Due set, all'apparenza meno tirati, e a casa. La sottile differenza non sta nella diversa "caratura" dell'avversario, quanto alle caratteristiche dei due, il campo, il vento, l'atmosfera, il peso specifico della salsedine sull'attrito della palla ed altre esecrabili sciocchezze lette, sparse qui e là nei siti specializzati (che fino a ieri si occupavano di uncinetto). Banalmente, ogni partita fa storia a sé. E non ci sono più le mezze stagioni.
Si è però usato il povero e inerme Joao per fare l'ennesimo paragone tra i due dominatori del tennis, con le solite sciagurate conclusioni pseudo freudiane per soddisfare folli complessi d'inferiorità. 
A corredo, la domanda in conferenza stampa, sulla differenza nell'affrontare i due leader mondiali, impressioni, sensazioni, lividi subiti. Il brasiliano, risponde con sincera banalità: Sinner è un robot, ha colpi letali e sbaglia poco. Alcaraz invece è più imprevedibile, perché ha più varietà di colpi e non sai mai cosa aspettarti. Cosa che tutti, dal barista sotto casa all'editorialista di punta sul New York Times, va ripetendo da anni. 
Eppure, "apriti cielo". I supporter del nostro tennista, in quel "robot" vedono una grave ingiuria, offesa da lavare col sangue. Non se ne esce vivi. L'idolatria sta raggiungendo vette inesplorate. Se un tifoso di Lendl o Djokovic avesse protestato per quel "robot" riferito ai loro beniamini, sostenendo che avessero lo stesso "talento naturale" di McEnroe o Federer, se lo sarebbero portato via in ambulanza. Tanto più, che alla fine i robot hanno vinto più dei funamboli, in barba all'estetica. 
Faccio una categorizzazione lampo, pettinandomi la barba: L'osservatore gode delle partite, magari apprezza di più l'estetica rispetto al risultato. Il tifoso se ne frega dell'estetica, per lui è più importante vincere. L'idolàtra invece è convinto che il suo idolo bruno non solo sia più forte, ma anche più biondo dell'avversario (arcinemico) albino.


Non faccio fatica a credere che anche Sebastian Korda figlio di Petr, preferisca misurarsi con il murciano, rispetto all'altoatesino. Lo dimostra ieri, giocando un match sensazionale, che raccoglie la summa del suo essere inutilmente bello (per una volta, non inutilmente). Intendiamoci, del padre non c'è nulla, se non una vaga somiglianza fisica. Sul campo sembra invece il figlio illegittimo di Chris Evert e Miloslav Mecir (non il gattone padre, ma il gattino figlio Miloslav jr.). 
Bellissimo giocatore Sebastian, gradevole da vedere sorseggiando un mojito e nella consapevolezza che tanto, prima o poi, un modo per perdere lo troverà sempre. Uno col cerchietto non potrà mai diventare un campione, ma non voglio addentrarmi in gineprai tecnicistici. È un carillon aggraziato, che però ha sempre difettato di due infinitesimali dettagli per diventare un top: il fisico e la testa. Anche ieri, dopo due set memorabili, s'incarta quando va a vincere il set. Un epilogo che potrebbe fargli vincere per il quarto anno di fila il "Gasquet d'oro". Invece, per magia, nel terzo set il bell’addormentato riprende a macinare tennis e la vince. Ecco, forse contro un tennista meno naif, l'avrebbe persa. Perché tutto è relativo. 
Due parole su Alcaraz. Pacifico che non si stia esprimendo ai livelli di solidità dei mesi finali del 2025, perché tutto scorre, niente è scontato e lui è umano. Spiace però, il suo atteggiamento da perseguitato: "contro di me tutti giocano al massimo", con la strana convinzione che, siccome sei il numero uno al mondo, il resto della suburra tennistica debba entrare in campo rassegnata a perdere. Qualcuno gli spieghi che invece è l'esatto contrario.
Tornando al preambolo iniziale, e al dualismo Sinner-Alcaraz che sta degenerando sempre più, ci terrei a fare un'ultima considerazione. Tra qualche anno, tutto potrebbe risultare inutile, perché sta sbocciando un piccolo mostro che in sé racchiude la solidità di Sinner, l'estro di Carlos Alcaraz, con in più il grugno incarognito di Nadal e la mentalità di Djokovic. Si chiama sempre Alcaraz, ma di nome fa Jaime ed ha 14 anni. Uno così forte a quell'età l'ho visto una sola volta, si chiamava Kozlov (non so se gioca ancora o venda lupini in riva al mar dei Sargassi). Di Jaime parlo con cognizione di causa, avendo visto un minuto e venti di immagini laterali della sua finale nell'under 15 di Murcia.


Commenti

  1. Che bella sorpresa! Ormai mi ero rassegnato ai comunicati dell' istituto luce fit(la p non riesco proprio...) o al massimo le acute disamine del team ubi.
    Grazie grazie

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    1. E va beh, lo erano ai tempi di Seppi, ora almeno c'è un motivo. A Ubi voglio bene, perché un po' mi ricorda i tempi di Clerici e Tommasi. Non leggo il sito ma ogni tanto vedo i suoi video su youtube.

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  2. Ho visto 0 minuti di Miami. Però mi sono rivisto Federer Roddick 2009: che partita

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    1. Gran partita. Io invece ogni tanto sul tubo cerco partite che non avevo visto, ma solo immaginato (non essendoci quasi copertura tv). L'altro giorno jo scovato un Kriekstein-Cahill (proprio lui) a Flushing Meadows (forse 89 o 90): un altro sport, completamente.

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