NICK KYRGIOS POSITIVO ALLA COCAINA. È LA FINE DI UN TENNISTA DA SEMPRE SOPRA LE "RIGHE"?
Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Una manciata di match giocati negli ultimi quattro anni, dopo la fantastica finale di Wimbledon ‘22, poi un profluvio insensato di uscite al limite del cringe: compulsività adolescenziale da social, polemista a buffo, autocompiacimento nel sentirsi selvaggio, esibizioni circensi contro donne. Gli mancano solo match contro orangutan o farsi sparare una palla di cannone in qualche circo stile Homer Simpson. Di tennis, e di quello che avrebbe potuto dare a questo sport, nemmeno l'ombra. Da anni.
Storia di ieri, o ieri l’altro: Nick Kyrgios positivo alla cocaina, sospeso per doping in attesa di una sentenza. E allora pensi che davvero la sua storia pseudo tennistica sia al triste capolinea.
Due considerazioni, perché tre sarebbero troppe, fa molto caldo e mi suda il cavo popliteo. Kyrgios non è positivo al doping, è positivo alla droga. Incredibile come non si riesca a cogliere la differenza, nemmeno tanto sottile. Se ne è parlato e scritto in passato: Maradona sniffava per dribblare meglio? Gasquet, Wilander o Hingis, per citare alcuni tennisti cadutu nella polvere, l’avevano assunta per aumentare la resistenza e poter giocare una finale slam di sei ore? Eppure, a leggere in giro, la cosa non sembra ancora compresa. La deficienza artificiale dilaga, e non v'è rimedio. Non si può tornare indietro. Il doping lo usa chi vuole migliorare le prestazioni sportive. La droga (cocaina, lsd, polvere d’angelo, eroina e non vado oltre per non sembrare Dr Gonzo di “Paura e delirio a Las Vegas"), chi vuole sballarsi, stordirsi, farsi del bene/male, chi ha problemi in generale. Nick, piaccia o meno, fa parte di una queste seconde categorie. Decidete voi quale. Fa lo stesso, o cambia di poco il senso della storiaccia.
Nick si sveglia in un albergo di Maiorca. Fa colazione con sei waffel, quattro bomboloni e un bottiglione di Pepsi bevuto a garganella con ruttone incorporato che si registra assai divertito, resta sul letto a chattare-twittare-tiktokkare in trance. Fuma due sigarette, sbevazza tre o quattro birroni per scaccciare via l'arsura. Ma non ha voglia di allenarsi e il giorno dopo deve giocare il primo turno. E allora, cosa pensa in quella menta feconda e fertile: mi faccio una bella striscia di coca, così domani sarò bello pimpante e allenato, e inizierò a scalare le classifiche. Diventerò invincibile. Ecco, credo che nemmeno lui arriverebbe a tanto.
Nick Kyrgios non è un dopato. È un drogato, credo anche occasionale, come ce ne sono a milioni. Il mio animo libertario e “cazzomifregaammè”, mi fa essere totalmente indifferente alla materia. Provo una grande tristezza verso chi si autodistrugge con schifezze chimiche per disperazione esistenziale, indifferenza per chi decide di assumere droghe “sociali” da ricchi a scopo ricreativo. Al limite un po’ di commiserazione. Chi fa uso di doping per migliorare le prestazioni sportive, deve ricevere pene esemplari. Uno sportivo che ricade nella cocaina è squalificato, perché ad uno sportivo non è consentito, ma le due tipologie di squalifica andrebbero tenute distinte, sia per le finalità che nelle pene da infliggere (più miti nel secondo caso. Per me addirittura nessuna, ma la mia è una posizione estrema). Ma così non è, e questo è un controsenso.
Pietra tombale su una non carriera o, per assurdo, nuovi stimoli per un tennista ormai avviato al ritiro, mentalmente senza stimoli, prima che a pezzi fisicamente? Ce lo dirà il futuro. Di certo io ci dormirò la notte, sognando Charlize Tehron che mi guarda languida in un ghiacciaio della Svalbard. Parecchio tristi le cattiverie lette in queste ore. Kyrgios non merita certo compassione, ma nemmeno l’accanimento verso una persona in ginocchio. In special modo dai tifosi di Sinner, che non aspettavano altro. Il comportamento avuto contro l'italiano è stato rivoltante, oltre ad essere causato scarsa comprensione (ma del resto cosa puoi aspettarti da un terrapiattista?). Questo però non giustifica tutto il resto. Accomunare situazioni diametralmente opposte, parlare di “contrappasso” o “proprio lui che era contro il doping ora è positivo?”. No, amici miei, per quanto detestabile il personaggio, Kyrgios non ha voluto barare migliorare prestazioni del fisico. Continuate a detestarlo per il resto, che ce n'è pure in esubero, ma non per questo. E anzi, ammettendo le sue colpe, non è ricaduto in quelle goffe giustificazioni à la Gasquet, dei "baci alla cocaina". Almeno di questo, gli va dato atto.
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