DI CHI È IL MIGLIOR SERVIZIO NELLA STORIA DEL TENNIS? COSTRUENDO IL GOAT
Primo appuntamento, nel folle tentativo di costruire il miglior tennista della storia del tennis moderno (dall’80 ad oggi). Si inizia con il servizio.
Premessa
Scordatevi una sterile elencazione dei bomb-serve, i bombaroli in possesso dei servizi più veloci. In questa acuta riflessione tengo presente ogni componente: efficacia globale del colpo nell’economia del gioco, potenza, varietà, imprevedibilità e bellezza del gesto tecnico.
1 - Pete Sampras
Faccio fatica a trovare un altro tennista che abbia avuto un servizio così dominante nell’economia del suo gioco e decisivo per i successi ottenuti. 1990, si erano appena spenti gli echi di Italia 90, anno della sua esplosione a Flushing Meadows: quel 19enne ragazzo timido dall’incedere sgraziato, diede l’impressione di poter mettere una pietra tombale sul tennis come si era abituati a considerarlo fino a quel momento. Sembrava fantascienza, uno strano primate proveniente da Marte. Non si capiva chi mai avrebbe potuto arginare quel servizio che combinava: movimento fluido, velocità siderale e totale illeggibilità per il malcapitato in risposta. Un movimento fulmineo, capace di nascondere la direzione della palla, lavorata o violenta, botta centrale o slice ad uscire.
In molti ebbero dubbi sul fatto che potesse vincere Wimbledon. Paradossalmente, troppo forte quel servizio per poterlo seguire a rete, come era necessario fare in quegli anni. Lui la risolse in modo semplice: con la prima era punto (ace, vincente, o facile conclusione), la seconda era un tipico serve&volley alla Edberg. O, se se lo sentiva, una seconda rischiata come fosse prima.
In molti ebbero dubbi sul fatto che potesse vincere Wimbledon. Paradossalmente, troppo forte quel servizio per poterlo seguire a rete, come era necessario fare in quegli anni. Lui la risolse in modo semplice: con la prima era punto (ace, vincente, o facile conclusione), la seconda era un tipico serve&volley alla Edberg. O, se se lo sentiva, una seconda rischiata come fosse prima.
2- Goran Ivanisevic
Croato alto e secco, matto come un cavallo. Indomabile, di razza, scosso e in fuga. Gambe larghe da stambecco, sguardo allucinato e bomba terrificante mancina, fulminea, precisa nel sette: ace. La pallina colpita in fase ascendente diventava invisibile dietro lo schermo, ma anche per l’avversario, fermo come una statua di sale. Una scena vista migliaia di volte.
È come mettere un’arma di distruzione nelle mani di un folle: non sai mai cosa potrà succedere. Quel brivido di follia e ignoto, in quel periodo, lo rendeva di gran lunga più interessante degli altri.
Specialista del “serve&serve”, e qualche volta volée. Senza Sampras sulla sua via, avrebbe vinto forse 5 Wimbledon, che invece fa miracolosamente suo solo nel 2001, complici divinità (per una volta benevole) quando ormai era a pezzi.
Se Sampras fu fenomenale nel rischiare (con successo) in modo razionale la seconda nei momenti cruciali, lui fece lo stesso ma in modo incosciente e folle. Una roulette russa, croce e delizia della sua carriera.
Leggenda narra che i capi del tennis, di fronte a simili picchi di ingiocabilità e partite noiose per lo spettatore, ebbero il lampo di genio: facciamo i campi più lenti. Morale? la schifezza omologata degli anni a seguire e Querrey-Isner invece di Rafter-Ivanisevic.
È come mettere un’arma di distruzione nelle mani di un folle: non sai mai cosa potrà succedere. Quel brivido di follia e ignoto, in quel periodo, lo rendeva di gran lunga più interessante degli altri.
Specialista del “serve&serve”, e qualche volta volée. Senza Sampras sulla sua via, avrebbe vinto forse 5 Wimbledon, che invece fa miracolosamente suo solo nel 2001, complici divinità (per una volta benevole) quando ormai era a pezzi.
Se Sampras fu fenomenale nel rischiare (con successo) in modo razionale la seconda nei momenti cruciali, lui fece lo stesso ma in modo incosciente e folle. Una roulette russa, croce e delizia della sua carriera.
Leggenda narra che i capi del tennis, di fronte a simili picchi di ingiocabilità e partite noiose per lo spettatore, ebbero il lampo di genio: facciamo i campi più lenti. Morale? la schifezza omologata degli anni a seguire e Querrey-Isner invece di Rafter-Ivanisevic.
3 - Roger Federer
A qualcuno sembrerà esagerato metterlo così in alto. Ma poiché è una mia personale classifica, me ne impippo. Tra i colpi dello sconfinato repertorio del monarca elvetico, il servizio viene spesso trascurato. Arma letale del miglior Federer: le migliori prestazioni della sua carriera sono legate all’efficacia del servizio, colpo indispensabile per tutto il resto.
Un colpo che abbina in modo incredibile bellezza ed efficacia. Stilisticamente perfetto, elegante e maestoso, vario e di diabolica imprevedibilità per gli umani: pieno, slice ad uscire, kick, seconda in grado di fargli prendere l’iniziativa. Non è un caso che molti ex (Roddick, in primis), abbiano rischiato l’internamento in un neurodeliri, provando a leggerlo.
Un colpo che abbina in modo incredibile bellezza ed efficacia. Stilisticamente perfetto, elegante e maestoso, vario e di diabolica imprevedibilità per gli umani: pieno, slice ad uscire, kick, seconda in grado di fargli prendere l’iniziativa. Non è un caso che molti ex (Roddick, in primis), abbiano rischiato l’internamento in un neurodeliri, provando a leggerlo.
4 - Boris Becker
“Bum-bum”, non a caso. Il rumore sordo della pallina “spaccata” sui campi verdi di Wimbledon abituati a sobri schiocchi nel silenzio e quella faccia da incosciente ragazzino tedesco, con tante lentiggini sotto una zazzera rossiccia. Oggi, se un diciassettenne vincesse una partita in uno slam, si griderebbe al miracolo. Lui, invece, lo vince, prendendo a pallate tutti in uno storico Wimbledon 1985.
Dritto dinamitardo, volée acrobatiche, tuffi da stuntman a rete, malgrado un fisico da carrarmato. Tutto però, nasceva da quel servizio da cannone della wunderwaffen, che negli anni rende anche più completo e imprevedibile. Solo Agassi, non si sa sotto l'effetto di quale sostanza miracolosa, scoprì come leggere le sue prime: se metteva la lingua a sinistra, tirava a destra. E viceversa. Ora mi viene in mente un flash che poco ha a che fare col Boris bum-bum da veloce: a Roma, su quella terra dove causa lentezza e pesantezza faceva molta fatica, ostinandosi a voler giocare come Wilander, era opposto ad un argentino/spagnolo arrotino delle retrovie. Un classico di quegli anni, alto 1,62 e coi denti da roditore. Becker da sinistra tira un servizio in kick che si alza in modo spaventoso, sul quale lo gnomo iberico/argentino si libra in volo come una cavalletta, senza riuscire ad acciuffare la pallina.
Dritto dinamitardo, volée acrobatiche, tuffi da stuntman a rete, malgrado un fisico da carrarmato. Tutto però, nasceva da quel servizio da cannone della wunderwaffen, che negli anni rende anche più completo e imprevedibile. Solo Agassi, non si sa sotto l'effetto di quale sostanza miracolosa, scoprì come leggere le sue prime: se metteva la lingua a sinistra, tirava a destra. E viceversa. Ora mi viene in mente un flash che poco ha a che fare col Boris bum-bum da veloce: a Roma, su quella terra dove causa lentezza e pesantezza faceva molta fatica, ostinandosi a voler giocare come Wilander, era opposto ad un argentino/spagnolo arrotino delle retrovie. Un classico di quegli anni, alto 1,62 e coi denti da roditore. Becker da sinistra tira un servizio in kick che si alza in modo spaventoso, sul quale lo gnomo iberico/argentino si libra in volo come una cavalletta, senza riuscire ad acciuffare la pallina.
5 - John McEnroe
Quante volte, da bambini, si provava ad imitare quel servizio così atipico. In molti finivano al traumatologico con la schiena svitata in tre punti. “Lendl, perdio, Lendl devi imitare!”, ripetevano genitori ormai rassegnati. Piedi pari alla linea di fondo, movimento rotondo delle braccia a creare un semicerchio e tremenda spallata mancina. Velenosa parabola ad uscire da sinistra, ace centrali, palle al corpo. Seconda di servizio che gli avversari avrebbero pagato per avere come prima: lavorata, veloce e profonda, utile a dargli il tempo di aggredire la rete come un rapace.
Un servizio diabolico che fu alla base dei successi del genio americano, preludio della sua infernale sinfonia tennistica. Tutto bello e perfetto, poi il cambio di materiali e la capacità di tirare bombe paurose (Becker) e rispondere in modo violento e anticipato ai suoi servizi (Agassi et similia), ne segnarono il declino, a 25 anni.
Un servizio diabolico che fu alla base dei successi del genio americano, preludio della sua infernale sinfonia tennistica. Tutto bello e perfetto, poi il cambio di materiali e la capacità di tirare bombe paurose (Becker) e rispondere in modo violento e anticipato ai suoi servizi (Agassi et similia), ne segnarono il declino, a 25 anni.
6 - Stefan Edberg
Per chi non lo avesse mai visto e, con ogni probabilità, non sa nemmeno cosa sia il serve&volley, immaginate uno svedese col fisico perfetto: una scultura di Fidia scolpita nel marmo, che si muove con plastica eleganza da ballerino. Insomma, quanto di più vicino ad un Federer che seguiva il servizio a rete.
Il suo non era un servizio pensato per fare il punto diretto, ma strumento indispensabile per arrivare a rete. Prima possibile e mettendo in difficoltà il ribattitore. Un colpo tirato a tre quarti, profondo e lavorato. L’ace era un’eccezione. Lancio altissimo, movimento sinuoso e impatto col corpo già proteso a spiccare il volo in avanti: con due balzi era già a rete. Due cose me lo fanno inserire in questa classifica: la bellezza del gesto tecnico e l’incredibile costanza, quasi da computer.
Il suo non era un servizio pensato per fare il punto diretto, ma strumento indispensabile per arrivare a rete. Prima possibile e mettendo in difficoltà il ribattitore. Un colpo tirato a tre quarti, profondo e lavorato. L’ace era un’eccezione. Lancio altissimo, movimento sinuoso e impatto col corpo già proteso a spiccare il volo in avanti: con due balzi era già a rete. Due cose me lo fanno inserire in questa classifica: la bellezza del gesto tecnico e l’incredibile costanza, quasi da computer.
7 - Andy Roddick
Dopo l’algida eleganza di un servizio lavorato come quello di Edberg, la tragica bruttezza disarmonica e sgraziata della botta secca di Roddick. Un servizio, però, di costanza e potenza spaventosa, con cui ha rischiato di decapitare fior di ribattitori come Hewitt. Una frenetica e poderosa spallata, come morso da una tarantola. Impossibile non inserirlo in questa classifica, perché grazie a quel colpo dinamitardo e poco altro, il cingolato yankee vinse anche uno slam, Flushing Meadows 2003. Ed almeno altri 3 o 4 ne avrebbe vinti, se non ci fosse stato il diavolo svizzero sulla sua strada.
8 - Michael Stich
L’airone tedesco, capace di vincere Wimbledon nell’era dell’odiato (prima della pace odierna) connazionale Becker. Magro e con gambe secche come grissini che sembravano potersi spezzare da un momento all’altro. Volée felpate e tocchi di classe cristallina, il tutto grazie ad un servizio straordinariamente bello ed efficace nel fargli raggiungere la rete: l’airone maldestro di Baudelaire che si libra in un volo elegantissimo, balzando in avanti. Un mix tra la capacità di fare ace di Becker e l'approccio alla rete di Edberg.
9 - John Isner
Un gigante big serve bisogna pur metterlo. Tra i tanti, coso lungo John è quello che mi ha più colpito. Non tanto per la velocità di palla, il record degli ace, e una bella fluidità di movimento. Facile, direte, dall’alto di quel grattacielo di 2,08. La cosa straordinaria che me lo faceva detestare (se opposto ad uno dei miei protetti), era l’efficacia del servizio nei momenti importanti. Palla break: ace. Implacabile. Puntuale come le tasse. Senza dimenticare l’incredibile efficacia delle seconde in kick, grazie alle quali è riuscito ad essere competitivo anche su terra. Servizi che mandavano i ribattitori in braccio alle prime file. A Roma, un anno, trovarono Jurgen Melzer su un pino secolare.
10 - Marat Safin
C’è anche il servizio, tra i marchi di fabbrica delle furibonde e violente cavalcate che gli fecero vincere due slam e battere Sampras e Federer. Colpo feroce, preciso, implacabile, come il resto del repertorio. C’era un solo problema, per il gigante russo disturbato, dopo i primi anni: il servizio è forse il colpo che più risente della forza/serenità mentale di un tennista. E in lui, avendo sciami di cicale urlanti nel cervello, ha smesso di funzionare prima del resto.

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