DJOKOVIC, DALLA SERBIA CON FURORE
Scusandomi per il vil plagio di una raffinata boutade presidenziale, Novak Djokovic, più simpatico che bravo, vince il torneo di Pechino. Il serbo si dimostra solido e costante, un autentico giocatore di vertice. Quando Federer riposa, Murray lecca le ferite, Nadal è ridotto ai minimi termini, Connors si ostina a non voler rientrare a 57anni, e Del Potro paga un'infiacchimento da festeggiamenti e da Yanina, c'è sempre lui, Novak Djokovic.
Anche perchè gli altri, Verdasco, Soderling o Cilic, pagano un inspiegabile timore riverenziale verso il dittatorello dalla scucchia volitiva, e l'abnorme testone spinoso. Proprio Marin Cilic, viene abbattuto dal serbo nella finale. Il croato, che pure aveva piallato con sapienza violenta i miseri resti di Nadal, si disperde.
Marin da Medjugorie, ha un bradipesco talento da tennis. A guardarli distrattamente per due/tre scambi, sembra quasi meglio Cilic. Ma non ha la tigna e voglia di primeggiare che pervade il serbo. L'indolente croato col talento stipato tra le sopraciglia unite si smarrisce, ritornando giovane gibbone dormiente. Perde quattro games di fila alla ripresa del match, affossa un facile smash ad un passo dal doppio break di vantaggio, serve ugualmente due volte per il secondo set, partorendo due games di battuta da film dell'orrore. Ed alla fine la spunta lo sgraziato serbo in rampa di lancio.
Marin da Medjugorie, ha un bradipesco talento da tennis. A guardarli distrattamente per due/tre scambi, sembra quasi meglio Cilic. Ma non ha la tigna e voglia di primeggiare che pervade il serbo. L'indolente croato col talento stipato tra le sopraciglia unite si smarrisce, ritornando giovane gibbone dormiente. Perde quattro games di fila alla ripresa del match, affossa un facile smash ad un passo dal doppio break di vantaggio, serve ugualmente due volte per il secondo set, partorendo due games di battuta da film dell'orrore. Ed alla fine la spunta lo sgraziato serbo in rampa di lancio.
Cilic ha ancora limiti di tenuta mentale, oltre a quelli sugli spostamenti, che lo faranno penare sulla terra e sull'erba ogm, ma sul simil cemento dice la sua.
Scene di giubilo senza contegno sulle tribune. Pare, ma è solo una congettura maligna, che l'Atp stia pensando di recintare con delle grate in stile maxiprocesso all'ucciardone, il box dell'entourage serbo, al solito sobrio e misurato. Sono molto distratto, ma non mi pare di intravvedere mamma Djokovic, vero spettacolo nello spettacolo, una che non ci pensa due volte a mostrare pacifici segni di guerra all'avversario.
Ma tant'è. Piaccia o non piaccia (a me un po' meno di un molare cavato a viva forza), Djokovic rimane comunque un personaggio in spaventosa ascesa. Uno indubbiamente forte, che fa parlare, su cui poter ironizzare all'infinito. Per dire, uno che va in conferenza stampa con la divisa del Milan (questo Milan), o è da rinchiudere o il cervello non ce l'ha. Ma che, a conti fatti, appena quei due davanti inizieranno a rallentate, è lì bello pronto.
Due parole, ed un commento tecnico molto serio, merita Rafa Nadal. Dopo la mise rosa frou-frou del Roland Garros, degli stilisti svitati ce lo presentano in divisa verde ramarro, con mutandoni alla zompafossa, neri a quadrettoni. Sembra di vedere una tartaruga ninja sbiadita, uno smarrito pretoriano padano che fa lo spiaggiante sul lago Iseo o il vecchio coniglio sparapalline afflitto da mutazione genetica.
A vista d'occhio è un giocatore diverso rispetto al passato. Corre come e forse più di prima, ma a causa dei problemi fisici, ha perduto l'antica e disumana espolosività muscolare. Continua a trottare ed uncinare palline fuori dalle righe, neanche fosse capitan uncino l'arrotino. Ma non rimanda più vincenti o arrotoni terrificanti nelle gengive dell'avversario. In Cina i suoi si sono rivelati facile pasto per sapienti attaccanti piallatori come Del Potro o Cilic (che infatti, in semifinale lo investe con sapida virulenza). Carne da macello per giovani mattatori.
Calma e gioventù che nei quarti non aveva avuto Marat Safin. E la partita del russo è finita dopo aver vinto un godurioso primo punto: palla corta, pallonetto, e stop volley. Poi basta, troppa fatica mentale aspettare il quarto colpo per demolire il muro maiorchino, pur pieno di falle, e ciao Pepp.
Rafa sulla terra potrà vincere anche ridotto così, più complesso su questi terreni. Fa comunque tristezza vedere il diavolaccio maiorchino conciato come un Muster qualsiasi. Poi in futuro chi può dirlo, non sono mica Nostradamus. Dopo che le ginocchia avranno ripreso solidità, chissà. Del resto, anche Seppi (o Bolelli) potranno entrare tra i primi dieci, ed io il prossimo anno posso tranquillamente vincere Wimbledon azzeccando due settimane di trance.
Rafa sulla terra potrà vincere anche ridotto così, più complesso su questi terreni. Fa comunque tristezza vedere il diavolaccio maiorchino conciato come un Muster qualsiasi. Poi in futuro chi può dirlo, non sono mica Nostradamus. Dopo che le ginocchia avranno ripreso solidità, chissà. Del resto, anche Seppi (o Bolelli) potranno entrare tra i primi dieci, ed io il prossimo anno posso tranquillamente vincere Wimbledon azzeccando due settimane di trance.

beh...in realtà il torneo cinese metteva in palio un bel gruzzolo e tanti punti...un torneo minore, per modo di dire...se Flavia l'avesse vinto non avrebbe dovuto fare necessariamente Linz e non avrebbe cominciato a pensare seriamente all'Isola dei famosi...comunque, tra Novak e Svetlana, non c'è che dire...un torneo "lombrosiano"... Dicono che i due, volendo festeggiare in modo insolito e new age le loro vittorie, abbiano tirato tardi coi loro entourage al ristorante "Al drago d'oro" di Pechino, facendo a gara a chi mangiasse più involtini plimavela. Naturalmente, ha vinto Svetlana, 23 rutti a 20.
RispondiEliminaCiao!!!
Ciao Bruno,
RispondiEliminaE' un torneo minore rispetto ai Grand Slam, ed i Master 1000. Per il resto era un torneo di buon livello. Anche se a leggere il livello del torneo di qualificazione, credo avrei avuto buonissime probabilità di entrare in tabellone. (Bendato).
Troppi entusiasmi ed attese su Flavia Pennetta. La migliore italiana rimane Romina Oprandi. Peccato abbia perso l'80 di funzionalità del braccio, e vaga oltre il numero 300. Ma era straordineeeiriiia. (faccia alla Arrighe).
Ciao, alla prossima.
...Italo-svizzera, ma va beh.
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