SINNER, TI DIVERTI ANCORA A GIOCARE A TENNIS?

 






Immaginate di essere un/a stagista, magari una italica Scarlett Johansson in “Scoop”. Vi trovate a poter fare una domanda a Jannik Sinner, vostro 24enne connazionale numero uno al mondo. Ha già vinto quattro slam, portato per la prima volta in Italia la sacra coppa di Wimbledon, fatto incetta di tutti i Masters 1000 possibili. Quest’anno ha perso tre volte (tre) in sei mesi (di cui una per un malessere), viene da una striscia spaventosa in cui ha falciato tutti in modo brutale e vinto tutti e sei i 1000 stagionali. Ed è in semifinale a Wimbledon, con buone possibilità di vittoria.
Insomma, avrete millesettecentoventitrè possibili, sensate, profonde, tecniche e perché no, anche simpatiche o di gossip, domande da fargli. Ma voi, con la vista annebbiata e salivazione azzerata, gli chiedete:
“Ti diverti ANCORA a giocare a tennis?”.
Leggendo distrattamente i social, pare che questa scena sia davvero avvenuta, in mondi paralleli. Ho controllato meglio, per capire se invece che a Sinner era stata rivolta, che ne so, a un Adrian Mannarino 38enne. Logico in questo caso voler sapere se dopo tutti questi anni ami ancora rincorrere palline, soffrire coi reumatismi e i dolori di un corpicino provato. Avrebbe avuto senso anche per un De Minaur in crisi esistenziale, per Randle Rublev McMurphy. Magari a una Iga Swiatek, per comprendere qualcosa di un malessere psicologico che si porta dietro da tempo e che sembra asfissiarla. Davvero, Iga, ti piace ANCORA giocare a tennis oppure senti bisogno di staccare un po’ la spina?
No, l’hanno fatta davvero a Sinner. E quando questi, con ammirevole calma, risponde che sì, gli piace giocare a tennis, ma ciò che non gli garba è rispondere a queste domande, apriti cielo. Perché a Jannik non piacciono i giornalisti? si dicono tra sé e sé: “Che diamine, almeno quattro o cinque (tra cui io) gli potrebbero piacere!”. 
E qui è proprio la lingua italiana a risultargli incomprensibile, unita ad una logica di base. Non è che Sinner odi i giornalisti come persone. Gli piace il tennis (e credo anche la figa), colpire palline, vincere partite e tornei, magari fare soldi. Per nulla rispondere alle domande, specie quando fanno cadere le braccia e non solo.
È così complicato, da capire?
Voglio dire, magari ad Axl Rose piaceva fare concerti dal vivo e fare bei soldoni con la musica. Odiava fare le interviste? Sì. Strano? No.
Guccini amava scrivere ed esibirsi su un palco. Detestava andare in tv, fare interviste. Strano? Per niente.
Un qualsiasi artista, pittore, scrittore, vive per dipingere o scrivere. Deve piacergli anche fare farsu interviste? Neanche per idea (ad eccezione di quei pavoni esibizionisti da salotto tv che, non a caso, non sono mica scrittori veri e mai lo saranno). Perché non può valere per uno sportivo, essere schivi?

Ecco insomma, la situazione è grave, ma non è seria (cit.). Ancor più ammirazione per Sinner. Malgrado sia in una morsa terrificante (da un lato gli integralisti deliri dei fans mainstream digiuni di tennis, dall’altro dalla malcelata insofferenza degli specialisti, per via di quell’insostenibile riservatezza), continua, impermeabile a tutto, per la sua strada.

C’era grande attesa per la semifinale tra l’altoatesino e Djokovic. Che non è stato un match, ma una esecuzione a tratti impietosa. Il serbo mai è riuscito a reggere il ritmo infernale di Sinner, autore di una prestazione senza sbavature. Non ha avuto nemmeno bisogno di tirare nei pressi delle righe, per non irritare il despota in disarmo. 
Nole percosso e investito da una varietà di colpi violenti che non gli hanno mai dato modo di “fare match”. Entrare in partita e in battaglia, su quello che è il suo campo. Qualcuno dirà che Djokovic fosse stanco. Che i due giorni di riposo non sono bastati. Io non credo gli sarebbero bastati due mesi di riposo. Il suo resta un torneo straordinario (l’ennesimo), perché a quasi quarant’anni ha dimostrato di essere superiore ad Auger-Aliassime. Lo è ancora dei vari Fritz, Shelton, De Minaur e co. Ma contro Sinner (e Alcaraz quando tornerà) che fa il suo, può poco o niente, se non sperare nell'imprevisto che gli dia il venticinquesimo.
L’italiano, a differenza di quanto avvenuto a Melbourne, stavolta ha fatto tutto in modo giusto ed approda per il secondo anno di fila in finale a Wimbledon. Lo attende il “nuovo” Zverev. Più leggero e meno terrorizzato dalla sua ombra, dopo il successo parigino. Il tedesco ha domato in modo piuttosto agevole l’eroe per caso Fery, mostrandoci quello che questi realmente è: un bel giocatorino d’attacco, che lo sciagurato Dimitrov e un Cobolli abulico, avevano fatto sembrare un fenomeno.
Sinner logico favorito in finale, ma immagino sarà un match diverso e più complicato: sia rispetto ai precedenti con Zverev, sia all’odierna passeggiata sui resti di Djokovic.




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